Gero Grassi ricorda Aldo Moro in un intervento all’istituto Ovidio di Sulmona

L'intervento in diretta streaming sul canale YouTube dell'istituto
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ROMA – “A coloro che dicono che Aldo Moro è morto rispondo che si muore per cause naturali, Aldo Moro è stato ucciso”. Questo il mantra ripetuto più volte dall’onorevole Gero Grassi – membro della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro – in un intervento in diretta streaming sul canale YouTube dell’Istituto ‘Ovidio’ di Sulmona.

L’onorevole ripercorre una difficile pagina della nostra Repubblica attraverso l’esame degli atti ufficiali della commissione d’inchiesta. Una testimonianza personale, condita da memorie storiche, ma anche personali. Con nostalgia, infatti, l’onorevole ricorda di quando, in un comizio a Terlizzi, davanti ad una piazza gremita, Aldo Moro lo prese in braccio rivolgendosi a lui come se rappresentasse “tutti i bambini d’Italia”.

Forse con lo stesso intento, l’onorevole si rivolge quindi agli studenti e alle studentesse dell’istituto ‘Ovidio’, ricordando loro che “il futuro si costruisce sulla verità”. La stessa verità che ad Aldo Moro è stata tanto a lungo negata. Infatti, nonostante la conclusione della commissione sia che ad uccidere Moro non sia stato un brigatista ma un uomo della ndrangheta (tale Giustino de Vuono) a Via Fani, “quando è iniziato il calvario dei 55 giorni di rapimento, c’erano la ndrangheta, la Banda della Magliana, la camorra, e c’erano anche i brigatisti, con uomini dei servizi segreti. La criminalità può chiamarsi anche in modi diversi, ma quel giorno stava tutta in via Fani”.

Per l’onorevole Grassi l’assassinio di Aldo Moro fu un complotto internazionale cui gli italiani contribuirono. “Il presidente del consiglio dell’epoca, Giulio Andreotti, democristiano, il ministro degli interni dell’epoca Francesco Cossiga, democristiano, e il ‘capo’ del partito comunista, Pecchioli, sono stati i registi passivi dell’operazione Moro”. A queste affermazioni l’onorevole aggiunge che “a tutti serviva che Moro scomparisse e questo perché il suo progetto non era compatibile con il mondo del tempo”.

Moro sognava per il Continente “un’Europa dei popoli” e per l’Italia “una democrazia compiuta”. Tali auspici sono ancora di grande attualità. Ecco perché, insieme all’onorevole, è bene ricordare le parole di Aldo Moro: “lavoriamo e soffriamo probabilmente non per noi ma per chi verrà dopo di noi, per la verità, che è più grande di noi, perché sia allarmata e trionfi”.

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Autore: Alberta Testa
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