Perché gli adolescenti si sentono soli? La risposta degli esperti

Ad esaltare il problema è stata la pandemia
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ROMA – “L’importante è starci quando è il momento, non quando si ha un momento“. Si sentono soli gli adolescenti italiani, perché non riescono sempre a trovare adulti presenti al momento giusto e, allo stesso tempo, avvertono una forte difficoltà nel descrivere i propri sentimenti. “La pandemia ha davvero esaltato dei problemi preesistenti, aumentando il senso di isolamento di cui i ragazzi stavano già soffrendo e che segnalavano da diverso tempo“, spiega Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), intervenendo all’evento online ‘Venire al mondo al tempo del Covid: per una educazione fin dalla nascita’, promosso dall’assessorato alle Politiche educative del Comune di Ancona. “Sono in fase di elaborazione un set di domande da rivolgere agli insegnanti, per creare maggiore consapevolezza nel riconoscere i ragazzi a rischio di ritiro sociale. Sul versante dei giovani, invece, sono già stati raccolti 1.200 questionari e dai primi dati – conclude la psicoanalista- è emerso che il senso di solitudine emotiva è vissuto dal 96% dei maschi e dall’89% delle femmine. Bisogna occuparsi dello stato d’animo dei ragazzi, oltre che della didattica – continua la psicoterapeuta dell’età evolutiva- perché gli studenti da tempo segnalano un disequilibrio nel mondo sociale, tutto sbilanciato sulla efficienza e le prestazioni intellettive“.

Nei fatti le tematiche portate dagli adolescenti italiani agli sportelli di ascolto e supporto psicologico dell’IdO non sono molto cambiate tra il periodo pre-covid e durante la pandemia: “Resta presente il conflitto genitoriale, mentre diminuisce quello relativo alla relazione tra pari. Continuano ad essere proposti argomenti quali abuso, violenza, ansia, senso di abbandono, inedia e sono in salita le manifestazioni di autolesionismo“.

Nell’infanzia, poi, sono “aumentate una serie di sintomatologie che hanno a che fare con il ritiro dall’ambiente sociale- ricorda la responsabile del servizio Terapie IdO- si pensi ai mutismi selettivi e al ritiro sociale vero e proprio“. Non sorprende la specialista che “i giovani ritirati sociali non hanno difficoltà negli apprendimenti, ma nel confrontarsi all’esterno con i pari e gli adulti, essendo dominati dal sentimento della vergogna. Dobbiamo intercettare gli eccessi di timidezza che vediamo nei bambini e nella scuola dell’infanzia – sottolinea Di Renzo- che si manifestano già dalle elementari e possono crescere a dismisura“.

Sebbene nella maggior parte dei casi il numero più alto di ritiri sociali avviene al primo anno delle superiori, i segni del disagio possono essere intercettati molto prima. In questo senso sono stati di grande aiuto gli sportelli di supporto psicologico ‘IdO con voi’ e ‘Lontani ma vicini’ che l’IdO ha attivato per rispondere alle domande di studenti, docenti e famiglie con lo scoppio della pandemia e l’arrivo del lockdown. I due servizi hanno raggiunto quattromila richieste di aiuto al mese e 35mila contatti.

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Autore: Redazione Diregiovani
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