Ddl Zan, su Twitter il botta e risposta tra Fedez e il senatore Pillon

Ma perché la proposta di legge fa tanto scalpore? Ecco cosa sta succedendo
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ROMA – Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul ddl Zan, il botta e risposta sull’argomento si è riacceso stamattina sui social. A dare il via è stato il senatore Simone Pillon che con un post su Twitter ha commentato una storia di Fedez:

Repentina la risposta del rapper, che dopo lo sfogo della scorsa settimana della collega Elodie,  ha deciso di scendere in campo e battersi per lo ‘sblocco’ del ddl Zan.

Ma perché il ddl Zan fa così tanto discutere? Ecco cosa prevede

Lo scorso 4 novembre 2020, con 265 sì, 193 no e un astenuto, la Camera ha approvato la legge sul contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità.

Il testo prende il nome dall’Onorevole Alessandro Zan (Pd), in quanto depositario del ddl. Il disegno di legge prevede che se un reato viene commesso per motivi di odio nei confronti di persone omosessuali, bisessuali e transessuali, la pena sarà maggiore, estendendo le protezioni della legge Mancino del 1993 per le etnie e l’orientamento religioso. Le maggiori tutele sono state allargate anche alla disabilità, durante l’esame in Assemblea.

Nel testo Zan si stabilisce in premessa che: per “sesso” si intende il sesso biologico o anagrafico; per “genere” si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per “orientamento sessuale” si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per “identità di genere” si intende l’identificazione percepita e manifestata di  in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione. Inoltre “chi istiga o commette i precedenti atti di discriminazione” rischia “la reclusione fino 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro”; chi invece “istiga o commette violenza per gli stessi motivi”, rischia da 6 mesi a 4 anni di carcere, così come chi “partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi”.

Ddl Zan, dopo il ‘sì’ della Camera ecco cosa succede al Senato

Se il viaggio della proposta di legge è andato avanti senza intoppi alla Camera, al Senato il suo percorso sembra essere molto travagliato o meglio in stallo.  Complici anche i cambiamenti di governo, con il passaggio da Conte a Draghi e la nuova maggioranza, la sua discussione è stata rimandata più volte. A ‘bloccarla’ è stato fino a ieri il leghista e presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari secondo cui la calendarizzazione della legge al momento “non è una priorità”. A sostenere  il ddl Zan è invece l’asse Pd-M5s-Leu e non meno importante, è il sostegno di personaggi noti al grande pubblico e fuori dai ‘giochi’ della politica. 

A proclamarsi in favore della proposta di legge è stata in primis Elodie a cui poi è seguito l’appoggio di Fedez, Mahmood (ne abbiamo parlato qui), Levante, Michele Bravi e la Rappresentante di Lista. Ora la palla è passata nelle mani della presidente del Senato Elisabetta Casellati, che dovrà convocare l’ufficio di presidenza e stabilire le nuove tempistiche. Intanto, la petizione nata per sostenere l’argomento su change.org ha già raggiunto le 290mila firme.

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Autore: Sausan Khalil
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