Le radici della Costituzione spiegate ai ragazzi

Al via il primo dei due webinar organizzati dalla Fondazione Roberto Franceschi Onlus, in collaborazione con l'Istituto Lombardo di Storia Contemporanea e l'Archivio del Lavoro, destinati alle scuole secondarie di secondo grado
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ROMA – “Tutta la storia che dallo Statuto albertino, con tutte le implicazioni che l’hanno connessa al fascismo, è servita ai costituenti per disegnare una testo costituzionale che non contenesse al suo interno gli stessi errori”. Queste, le parole di Debora Migliucci, direttrice dell’Archivio del Lavoro CGIL Milano che ha tenuto il primo dei due webinar organizzati dalla Fondazione Roberto Franceschi Onlus, in collaborazione con l’Istituto Lombardo di Storia Contemporanea e l’Archivio del Lavoro, destinati alle scuole secondarie di secondo grado, con l’obiettivo di approfondire con i ragazzi la storia e il significato della costituzione.

Quando nasce l’idea di una Costituzione e quando nascono le prime Costituzioni scritte? A partire da queste domande, la storica ha ripercorso gli albori costituzionali italiani, dal  1700 fino alla nascita della Costituzione Italiana approvata nel secondo dopoguerra, mettendo in luce le differenze esistenti tra quest’ultima e lo Statuto Albertino.

“L’idea di una Costituzione scritta nasce nel 1700 in Europa occidentale per limitare il potere del sovrano” spiega Migliucci, individuando nel periodo della Rivoluzione francese il punto di svolta rispetto alla precedente fase di Ancien Regime. “Le costituzioni di lì in avanti stabiliranno che ogni cittadino è titolare di diritti; il fatto che questi siano scritti rappresenterà un cambio di paradigma”, afferma.

Le prime influenze costituzionali in Italia risalgono alla discesa in Italia di Napoleone nel 1796: “Quelle introdotte,  più che costituzioni, rappresentavano manifesti politici contenenti i principi già stabiliti dalla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo, ma– continua- bisogna attendere l’unificazione affinché queste si intensifichino. Carlo Alberto di Savoia sarà uno dei pochi sovrani a non ritirare la  costituzione concessa nel ’48, accreditandosi presso la borghesia e gli intellettuali come un monarca illuminato. Lo statuto che da lui prenderà il nome, si estenderà a tutto il territorio italiano con l’unificazione”.

Nonostante i lati positivi previsti all’interno – libertà personale e di culto, titolarità del potere legislativo in concomitanza con il parlamento e progressiva eliminazione dei divieti di organizzazione – lo Statuto prevedeva la nomina regia del senato ed dei giudici, non si occupava della famiglia e della regolamentazione del governo e limitava l’attività politica alle due sole formazioni parlamentari della destra e della sinistra storica. “Nonostante venisse definita come ‘concessa da Dio’, in realtà si trattava di una costituzione flessibile, ovvero modificabile dalla sola legge ordinaria o  dalla consuetudine”. Questo il tallone d’Achille che – secondo la storica – ha  rappresentato il presupposto per la costruzione di un ordinamento da parte di Benito Mussolini, che svuoterà, a Statuto Albertino vigente, le prerogative della corona procedendo a una forte limitazioni delle libertà. Con una semplice legge ordinaria, il dittatore ha infatti accentrato il potere nelle sue mani, facendo sì che dal 1922 al 1943 la corona diventasse pressoché invisibile, esautorandone gran parte delle sui poteri: dalla nomina dei ministri al controllo della magistratura passando per la costituzionalizzazione dell’organo del Gran consiglio del fascismo. L’esclalation fascista, iniziata con la limitazione dei diritti politici arriverà fino alla riduzione delle libertà personali  e alle discriminazioni razziali.

L’8 settembre del ’43, la firma dell’armistizio, rappresenterà il punto di non ritorno per la monarchia: il re non abdicherà ma conferirà i poteri al figlio nel ruolo di luogotenente: “Il primo decreto luogotenenziale metterà la parola fine allo Statuto albertino concesso nel ’48 e porrà le basi per l’evoluzione successiva introducendo il suffragio universale”, afferma Debora Migliucci. Nel ’46, con l’approvazione di un nuovo decreto, verrà devoluta a un referendum la scelta tra monarchia e repubblica e toccherà agli italiani scegliere la forma di stato e l’ assemblea costituente: “La Nascita potere costituente è stata una delle novità del ‘900 che ha segnato l’affermazione del principio di sovranità popolare”.

Il principale obiettivo dei costituenti fu quello di sancire una discontinuità profonda rispetto al precedente statuto, soprattutto in fatto di diritti e libertà: ciò fu possibile grazie alla rivendicazione per iscritto, dell’uguaglianza sostanziale tra cittadini  e della famiglia di stampo non più patriarcale e l’affermazione dell’istruzione e del diritto al lavoro, come strumenti di emancipazione. Oltre alla garanzia della separazione tra i poteri, la lezione dello Statuto guidò alla creazione della Corte Costituzionale, ma soprattutto alla previsione di un sistema di modifica della Costituzione aggravato, in grado da salvaguardare la repubblica da derive autoritarie. “Non ci furono vinti e vincitori, con la Costituzione si segnò una lungimirante e irripetibile collaborazione”.

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Autore: Redazione Diregiovani
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