La droga e l’ambiente: i microinquinanti

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Gli effetti negativi della produzione e del consumo di droga non riguardano solo l’uomo. Fiumi, terreni e corsi d’acqua accolgono ogni giorno concentrazioni di sostanze stupefacenti che i ricercatori chiamano ‘microinquinanti’. Sono sostanze utilizzate dall’uomo che vengono rilasciate nella rete fognaria e che entrano poi in contatto con la flora e la fauna dei nostri territori, attraverso l’effluente degli impianti di depurazione. Questi, infatti, non sono progettati per la loro rimozione, dal momento che tali sostanze non sono ancora state normate a livello nazionale ed internazionale e quindi non esistono limiti da rispettare allo scarico.

Insieme alle droghe ci sono molti altri composti che vengono classificati come microinquinanti: tutti sono accomunati dalla caratteristica di essere presenti nell’ambiente in concentrazioni molto inferiori rispetto ai contaminanti tradizionali (ovvero dell’ordine del μg/L o ng/L). Inoltre, vengono anche definiti emergenti poiché le conoscenze a riguardo sono ancora limitate.

“Il nostro organismo rilascia tutto ciò che non riesce a metabolizzare- spiega la professoressa Maria Rosaria Boni, Ordinaria di Ingegneria Sanitaria Ambientale all’Università La Sapienza di Roma- La molecola iniziale viene in parte trasformata, ma non viene degradata del tutto, e così si può ritrovare nell’ambiente”.

Un fenomeno che la comunità scientifica sta seguendo con molto interesse, ma che resta ancora poco tracciato.

“Gli studi condotti fino ad oggi in merito alla bioaccumulazione nella catena alimentare non hanno ancora fornito dati esaustivi – afferma la docente all’agenzia di stampa Dire– e quindi non sappiamo con certezza quanto queste sostanze vengano assimilate dagli organismi, e in che modo”.

Alcuni di questi composti vengono in parte degradati e danno luogo a dei sottoprodotti intermedi. La molecola iniziale viene in parte trasformata ma non viene degradata. Ad oggi non ci sono ancora studi in merito alla bioaccumulazione nella catena alimentare, quindi non sappiamo se queste sostanze si vengono a trovare all’interno di un organismo, e in quale misura. Sono in atto molti studi, ed è vivo l’interesse da parte dei ricercatori nel mondo. Alcuni impianti di depurazione hanno già iniziato a monitorare queste sostanze, seppure non previsto dalla normale gestione. Secondo le ricerche, il fenomeno interessa soprattutto le grandi città, con dei picchi nel fine settimana e nei periodi festivi.

“Mi auguro che ci sia presto una normativa che possa illuminarci sulla strada da percorrere per indirizzare meglio gli obiettivi della ricerca- aggiunge la docente- è necessario andare ancora avanti, perché per studiare gli effetti che si possono avere su un organismo è necessario un periodo di studio piuttosto lungo. Noi, come gruppo di ricerca, ci stimo interessando da diversi anni del problema, ed in particolare della presenza e del destino delle droghe ma anche di altri microinquinanti negli impianti di trattamento delle acque- conclude Maria Rosaria Boni- Stiamo anche cercando di capire se i trattamenti tradizionali presenti negli impianti siano in grado di rimuovere anche queste sostanze e stiamo valutando in quali sezione dell’impianto vengono maggiormente rimossi. Ma aspettiamo una normativa che possa indicarci il percorso della ricerca”.

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Autore: Redazione Diregiovani
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