Prevenzione, Garattini: “Ripartiamo dalla cultura scientifica”

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“Il cambiamento culturale dovrebbe essere quello di occuparci della prevenzione, un termine che è diventato ormai obsoleto. Tutto quello che noi facciamo contro i cosiddetti stili di vita non ha una ripercussione solo sul nostro organismo e quindi sulla nostra salute, ma ha una forte ripercussione anche sulla collettività perché viviamo in un sistema in cui c’è il Servizio sanitario nazionale che è un bene importantissimo e che non dobbiamo sovraccaricare di cose che sono evitabili”. Lo ha spiegato Luigi Gallimberti, psichiatra e docente presso l’Università di Padova.

Siamo fra i Paesi che hanno una maggiore aspettativa di vita alla nascita “sono 81 anni circa per il maschio e 85 per la femmina- ha continuato Garattini- però se andiamo a guardare quale è la durata di vita sana dobbiamo accorciarla di molti anni e passiamo al quindicesimo posto nella graduatoria perché il periodo tardivo della vita è accompagnato da patologie e addirittura da polipatologie che sarebbero assolutamente evitabili se ci fosse un buon stile di vita nei periodi precedenti. Più del 50% delle malattie non piovono dal cielo siamo noi che ce le auto infliggiamo attraverso le nostre cattive abitudini di vita. Il 70% dei Tumori è evitabile quindi i trattamenti dovrebbero essere l’ultima spiaggia, ma qui dobbiamo affrontare il problema che è quello del mercato della medicina che tende a comprimere le conoscenze su cui invece dovremmo basarci. Le nostre conoscenze ci dicono che molte malattie sono evitabili”.

Da dove iniziare? “Dovremmo cominciare dall’asilo a cambiare i programmi della nostra scuola- ha specificato- perché è ancora basata sul modello crociano e gentiliano. Una scuola di tipo letterario, filosofico, artistico, in cui la Scienza e gli aspetti civici non sono presenti nella nostra scuola. La Scienza intesa come fonte di conoscenza non è presente ci sono le materie scientifiche, ma quelle sono i contenuti che passano con il tempo invece la presenza della Scienza con una conoscenza che ha la stessa dignità della conoscenza letteraria filosofia artistica non c’è perché la Scienza nel nostro Paese non fa parte della Cultura. Però se non c’è la Scienza diventa molto difficile discutere dei problemi che riguardano appunto le droghe le dipendenze e i corretti stili di vita”.

“Nell’ambiente ci sono molti fattori correlazionali che contribuiscono a sviluppare e a inibire un determinato comportamento. Questo però non c’entra niente con l’origine e con la natura delle dipendenze così come da un’altra parte sta il tumore polmonare rispetto al tipo di rapporto che l’ambiente ha nei confronti del fumatore”.

“Dobbiamo agire da una parte con la ricerca clinica – ha continuato- che oggi, in campo umano è pressoché assente, e potenziare ulteriormente quella di tipo pre-clinico, cioè animale, andando a conoscere quelli che sono i meccanismi primi, da dove parte la dipendenza. Dall’altra parte dovremmo agire anche sull’ambiente. Trent’anni fa chi fumava era una persona ammirata, fumare era un segno distintivo, oggi chi fuma è considerato, dalla gran parte della popolazione, come un poveraccio che non può fare a meno di farsi del male. Per la sigaretta c’è una cultura molto negativa, mentre le svariate e innumerevoli dipendenze che si stanno sviluppando oggi, sempre più numerose, sia da sostanze sia da comportamento, sembrano godere di una certa simpatia. Questo atteggiamento che è fra l’ambiguo e lo sbagliato va modificato con pazienza- ha concluso- cioè l’ambiente dovrebbe diventare un ambiente che sviluppa un atteggiamento come quello che oggi abbiamo verso il fumo della sigaretta”.

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Autore: Redazione Diregiovani
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