Achille Lauro si sfoga su Instagram: “So che vuol dire sentirsi diverso, mai compreso, solo”

L'artista affida al social il racconto di alcuni momenti della sua vita privata
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Stanco  delle polemiche e delle affermazioni fatte sul suo conto da gente che si nasconde dietro una tastiera, senza conoscere la realtà dei fatti, Achille Lauro ha affidato a Instagram il suo sfogo. L’artista ha scelto così, di raccontare qualcosa in più della sua vita a ‘riflettori spenti’, quella fatta di solitudine, lotta per i diritti civili e offese: Non parlo tanto, non metto la mia vita privata in piazza sui social. Non mi interessa e quando è successo non mi è piaciuto farlo, tuttavia in questi giorni di forte polemica ho capito che in alcuni momenti, invece, dovrei farlo”.

Inizia così il post di Lauro su Instagram accompagnato da una foto che lo vede al centro di una gabbia, con le gambe raccolte tra le braccia: L’ho capito quando mi hanno detto che il trucco è solamente appropriarsi di qualcosa che non mi appartiene. Ma il trucco non è solo trucco, è il mondo dove voglio portare le persone, è la mia volontà espressiva, è il colore e il vestito delle parole. L’ho capito quando mi hanno umiliato pensando che io sia un pagliaccio che si mette in mostra. Ma nella mia interpretazione artistica la musica non è solo musica. È spettacolo, è uno stato d’animo, è un ideale, è libertà estrema, è il rifiuto nei confronti di coloro che credevano che io non fossi libero, o non fossi all’altezza, è conseguenza di anni di umiliazioni e vergogna. L’ho capito quando per un commento riferito alla solidarietà su lavoratori dello spettacolo mi hanno dato dell’omofobo, dopo anni che mi danno del “frocio” pensando di offendermi!”, ha scritto l’artista.

Achille Lauro: “Da anni investo denaro nella tutela dei diritti umani”

Da anni investo denaro, tempo e impegno per la tutela dei diritti umani – ha raccontato l’artista- per i diritti delle persone abbandonate nelle carceri, per aiutare i bambini negli ospedali, per i ragazzi nelle comunità, per chi non ha una casa, per coloro che sono rimasti senza lavoro, per chiunque abbia bisogno di aiuto e per essere artefice e partecipe, nel mio piccolo, di una rivoluzione per cui la condizione sociale, culturale e umana delle classi deboli e discriminate possa cambiare definitivamente. Per chi non mi conosce ci tengo a ricordare che lo faccio da quando non avevo una lira, perché sono cresciuto tra gli emarginati e i reietti, perché so che vuol dire sentirsi diverso, mai compreso, solo. Quando per il mondo non sei nessuno. Mia madre mi ha educato insegnandomi che aiutare gli altri è una priorità e per chi ne ha la possibilità è un dovere. Attenzione perché la realtà non è solo quella che vedete su giornali e tv, e dietro quelle storie, molto spesso, ci sono vite vere fatte di sofferenza, valori e battaglie”.

 

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

Autore: Sausan Khalil
Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it