Aborto. Quarant’anni fa milioni di italiani votavano la legge

Per molti una conquista, per altri un omicidio. Si può essere divisi dopo tutti questi anni?

Roma – Aborto. Sostantivo maschile. Opera non riuscita o incompiuta. Interruzione di gravidanza.

C’è l’aborto spontaneo o quello procurato e, come la metti la metti, parlarne (in pubblico e in privato) fa spesso ancora troppa paura. Aborto però vuol dire anche ‘perdita’. Perdere è doloroso e vivere un’interruzione di gravidanza, ieri come oggi, è eticamente, intellettualmente e emotivamente molto difficile.

Il 17 maggio del 1981 milioni di italiani hanno votato la legge 194, quella con cui l’aborto è diventato legale

A distanza di 40 anni però il tema è ancora caldo e le opinioni restano divise. Senza entrare in tecnicismi, cavilli, questioni morali e filosofiche, diremo che con questa svolta storica sono stati tutelati i diritti delle donne e degli operatori sanitari. Un traguardo che ha messo fine (o avrebbe dovuto metter fine) agli aborti clandestini e dato voce alle tante battaglie femministe dedicate alla maternità libera e consapevole e alla rivendicazione del ‘dominio del proprio corpo’.

Perché seppur il capitolo appare ancora oggi ampio e aperto, a lungo si è lottato per uscire dal canonico ruolo di sposa e madre. La donna libera e emancipata del XXI secolo ha a disposizione più metodi anticoncezionali per vivere serenamente la propria sessualità, gli uomini altrettanto emancipati dovrebbero essere responsabilizzati sul tema e condividere scelte e direzione con la propria compagna. Non è un caso che con istruzione, contraccezione e educazione sessuale si sia arrivati a un drastico calo delle interruzioni volontarie di gravidanza. Ma oltre agli incidenti di percorso e alle gravidanze ‘impreviste’, ci sono ad esempio le donne vittima di violenza o le coppie alle prese con feti ‘malati’ e quello che dovrebbe essere un decorso difficile ma supportato da scienza e sanità spesso si trasforma in un calvario senza fine.

Alle lotte femministe supportate dai radicali si sono sovrapposte nel tempo e negli anni quelle dei movimenti religiosi e pro life, che difendono la vita dell’embrione considerandolo essere umano a tutti gli effetti. C’erano e ci sono, quarant’anni fa come oggi, gli antiabortisti o coloro che richiedono vincoli stringenti all’applicazione della legge. Il quesito, sempre lo stesso, riguarda l’autodeterminazione. C’è un’ampia letteratura dedicata alla 194, ai pro life e ai pro choice.

La nostra raccomandazione per entrare nel dibattito è quella di verificare le fonti e di aprire testa e cuore senza ‘accanimento’. Approfondire l’appassionante capitolo diritti è opportunità e responsabilità. 

2021-05-18T14:34:46+02:00