Aborto. Quarant’anni fa milioni di italiani votavano la legge

Per molti una conquista, per altri un omicidio. Si può essere divisi dopo tutti questi anni?
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Roma – Aborto. Sostantivo maschile. Opera non riuscita o incompiuta. Interruzione di gravidanza.

C’è l’aborto spontaneo o quello procurato e, come la metti la metti, parlarne (in pubblico e in privato) fa spesso ancora troppa paura. Aborto però vuol dire anche ‘perdita’. Perdere è doloroso e vivere un’interruzione di gravidanza, ieri come oggi, è eticamente, intellettualmente e emotivamente molto difficile.

Il 17 maggio del 1981 milioni di italiani hanno votato la legge 194, quella con cui l’aborto è diventato legale

A distanza di 40 anni però il tema è ancora caldo e le opinioni restano divise. Senza entrare in tecnicismi, cavilli, questioni morali e filosofiche, diremo che con questa svolta storica sono stati tutelati i diritti delle donne e degli operatori sanitari. Un traguardo che ha messo fine (o avrebbe dovuto metter fine) agli aborti clandestini e dato voce alle tante battaglie femministe dedicate alla maternità libera e consapevole e alla rivendicazione del ‘dominio del proprio corpo’.

Perché seppur il capitolo appare ancora oggi ampio e aperto, a lungo si è lottato per uscire dal canonico ruolo di sposa e madre. La donna libera e emancipata del XXI secolo ha a disposizione più metodi anticoncezionali per vivere serenamente la propria sessualità, gli uomini altrettanto emancipati dovrebbero essere responsabilizzati sul tema e condividere scelte e direzione con la propria compagna. Non è un caso che con istruzione, contraccezione e educazione sessuale si sia arrivati a un drastico calo delle interruzioni volontarie di gravidanza. Ma oltre agli incidenti di percorso e alle gravidanze ‘impreviste’, ci sono ad esempio le donne vittima di violenza o le coppie alle prese con feti ‘malati’ e quello che dovrebbe essere un decorso difficile ma supportato da scienza e sanità spesso si trasforma in un calvario senza fine.

Alle lotte femministe supportate dai radicali si sono sovrapposte nel tempo e negli anni quelle dei movimenti religiosi e pro life, che difendono la vita dell’embrione considerandolo essere umano a tutti gli effetti. C’erano e ci sono, quarant’anni fa come oggi, gli antiabortisti o coloro che richiedono vincoli stringenti all’applicazione della legge. Il quesito, sempre lo stesso, riguarda l’autodeterminazione. C’è un’ampia letteratura dedicata alla 194, ai pro life e ai pro choice.

La nostra raccomandazione per entrare nel dibattito è quella di verificare le fonti e di aprire testa e cuore senza ‘accanimento’. Approfondire l’appassionante capitolo diritti è opportunità e responsabilità. 

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

Autore: Fabrizia Ferrazzoli
Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it