Catania, ‘la città nera’ che si riversa sul mar Ionio

Il capoluogo etneo è un sovrapporsi di epoche e stili architettonici che ne hanno fatto la storia
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CATANIA – Chi visita Catania per la prima volta, rimane colpito dal colore nero che predomina sulle facciate dei palazzi,  sulle chiese tardo barocche, sulle strade lastricate e sui  monumenti storici realizzati in pietra lavica. Incastonata tra l’Etna, il vulcano più attivo del mondo, ed il mar Ionio, la seconda città siciliana più popolata dopo Palermo, è un labirinto di vie del centro storico, che si aprono sui viali e sulle piazze imponenti, in cui convivono etnie diverse ed un sovrapporsi di costruzioni in stile barocco, liberty, ottocentesco e contemporaneo.   

Punto di partenza per un tour della città  è piazza Duomo, dove a fare da cornice sono la cattedrale dedicata a  Sant’Agata, patrona della città, il palazzo degli Elefanti (sede del municipio) e U Liotru”, la statua dell’elefante, simbolo di Catania. Dalla piazza, centro nevralgico della città, si snoda la via Etnea che con i suoi 3 km guarda verso l’Etna, da cui prende il nome. Percorrendo pochi passi, si arriva a Piazza Stesicoro da cui, a dieci metri di profondità, è visibile una sezione dell’Anfiteatro romanoche fa parte del Parco archeologico greco-romano di Catania.

A poca distanza, si trova la Via Crociferi, di appena 200 metri, che con i monasteri, le sue quattro chiese e l’arco di San Benedetto, è l’emblema del barocco catanese.

Sulla piazza Federico II di Svevia, si trova il castello Ursino, imponente struttura ad ali con una corte centrale, voluta da Federico II, intorno al 1239. Il castello fu sede del Parlamento, residenza dei sovrani aragonesi e, dal 1934, sede del museo civico del capoluogo etneo.

Uno dei più singolari luoghi sacri di Catania è la chiesa di San Nicolò l’Arena, situata in Piazza Dante. Fa parte del complesso ecclesiastico che include il monastero dei monaci benedettini, con cui, per estensione, rappresenta il secondo monastero benedettino più grande d’Europa, dopo quello di Mafra in Portogallo.

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Autore: Graziella Guglielmino
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