Ho subito abusi che mi hanno fatto sprofondare nella fobia sociale…

Buongiorno, sono una donna di 39 anni. Da piccola ho subito abusi che mi hanno fatto sprofondare nella fobia sociale e nei disturbi alimentari. Adesso ho un fidanzato nessun amico e non lavoro, curo i miei nipoti e aiuto i miei genitori anziani. Ho molta ansia in generale, fobia sociale e vergogna, sono un tantino disperata perchè non lavoro. Che lavoro potrei fare?? Ho difficoltà ad entrare in un bar o in una sala d attesa, non ho vita sociale neanche coi miei parenti, sono tranquilla soltanto da sola nella natura. Non disdegno la fatica, mi alzo presto e non sto certo davanti alla tv a poltrire, sono quasi sempre in movimento. Negli ultimi anni sono insorti dei problemi di salute x cui non riesco ad essere vitale come vorrei. Chi assumerebbe una che ogni mezz’ora deve urinare? Che spesso ha emicranie forti? Che nei giorni del ciclo non riesce a fare quasi nulla? Che non mangia come gli altri? Per il resto sono una persona normalissima, non mi mancano intelligenza e volontà, simpatia e gentilezza. Ovviamente un lavoro mi aiuterebbe a comprare medicine e a progettare una vita insieme al mio uomo. E invece eccomi qui, se qualcuno mi guarda non sono più capace di camminare o guidare l’auto o fare qualsiasi cosa. Inutili le varie terapie e ricoveri a cui mi sono sottoposta. È certo che se fossi ricca avrei risolto almeno alcuni dei miei problemi. Mi sento un peso per la società anche se sto nel mio angolino e non faccio niente di male. Mi manca un pochino di autonomia finanziaria. Dovrei accontentarmi così? Ci sto provando, però mi sento addosso i giudizi del mondo intero. Una volta un’educatrice mi aveva informato che potrei chiedere una specie di invalidità per problemi psicologici ma non mi sento proprio di portare via soldi ai veri invalidi. Ho letto che per la mia presunta endometriosi (per diagnosticarla bisogna sottoporsi ad operazione chirurgica ed avendone già subite due con complicazioni, cerco di resistere così) si potrebbe chiedere invalidità. I miei genitori e il mio ragazzo non si lamentano, io spendo soldi solo per cibo e medicine, niente di superfluo, mi taglio pure i capelli da sola. Ma non mi sento bene a fare la mantenuta in eterno. Scusate, ci può essere una via d’uscita? Devo accettare questa mia situazione e basta? Grazie molte.

Donna, 39 anni


Cara Donna,
ti ringraziamo per la fiducia che senti di darci, raccontandoci di te, di una parte della tua storia e offrendoci delle domande così profondamente collegate al tuo sentire.
Ti porti dietro ferite molto dolorose e pesanti e non riuscire ad avere contatti esterni per quanto ti faccia sentire al sicuro allo stesso tempo ti potrebbe far sentire in gabbia e senza una particolare collocazione nel mondo.
Ci racconti di aver già affrontato diverse terapie e ricoveri, senza successo, alimentando sempre più quella sensazione di essere senza speranza, senza una via di fuga e così si rinuncia alla possibilità di essere aiutati. 
Ma proprio questo ci sembra un aspetto fondamentale, da poter rivalutare per poter innescare un cambiamento profondo: il nucleo della fiducia in sé stessi e dell’affidarsi all’altro ci sembrano centrali nel processo di guarigione, come quello di acquisire sicurezza nelle proprie capacità e credere nella possibilità di liberarsi di alcuni limiti che piano piano si sono radicati interiormente.
Dalle tue parole ci arriva il desiderio di non accontentarti di questa situazione, di trovare un modo per raggiungere maggiore autonomia e costruire un futuro migliore, con il tuo fidanzato. 
Il lavoro certamente potrebbe aiutarti nello sperimentare maggiore indipendenza ma anche un senso di maggiore efficacia; senti dei limiti, ma al contempo sei portatrice di tanti valori e doti da cui puoi attingere per esprimerti al meglio, si tratta di riconoscerli, crederci e rafforzarli per poi viverli e attuarli anche nella vita sociale. Alcuni lavori potrebbero valorizzare le tue risorse e svolgersi adattandosi anche alle sofferenze che vivi. Hai mai pensato anche ad un eventuale lavoro da casa? oppure qualcosa che ti porti a contatto con la natura, magari lavorare con gli animali, o magari in azienda agricola, o ancora una piccola attività imprenditrice. Parti dalle tue passioni, dai tuoi sogni da un progetto fatto su misura.
La possibile invalidità civile per l’endometriosi o l’esenzione prevista dai LEA sarebbero due strade da vagliare con il medico di base e lo specialista per il riconoscimento di alcuni diritti ed una maggiore tutela anche sul lavoro e non dovrebbero richiedere la necessità di intervento chirurgico, ma alcuni accertamenti mirati.  L’invalidità psichica invece richiederebbe un percorso ed un riconoscimento presso i servizi psichiatrici preposti (Asl), si tratta di un’altra possibilità da considerare. Qualora venisse riconosciuto questo, non toglieresti nulla a nessuno!
Prima di avere un riconoscimento burocratico ci sembra fondamentale che tu possa riconoscere te stessa e attribuirgli uno spazio vitale. 
Rinunci a molte cose, occupi un piccolo spazio, come se non volessi esser di troppo….forse c’è proprio bisogno di sentirsi autorizzati ad avere qualcosa in più e prendersi più spazio nel mondo, senza la paura di pesare.
In conclusione vogliamo dirti che apprezziamo molto il coraggio con cui ci hai parlato di te e cogliamo implicitamente un forte desiderio di andare oltre, di conquistare la tua autonomia, di riscattare la tua vita….vogliamo quindi incoraggiarti a seguire questa direzione; anche le persone vicine a te, che sanno leggerti forse potrebbero continuare a sostenerti in quello che vuoi.
Se vuoi torna a scriverci, saremo felici di risponderti.
Un caro saluto!

2021-06-21T11:52:50+02:00