Figli di dipendenti Inps bloccati a Dubai per Covid: “USA E UK chiusi, era l’unica meta disponibile”

Il genitore di una protagonista del viaggio che ha scatenato un vespaio di polemiche: "Hanno catering italiano, mangiano quello che vogliono"

Un viaggio che ha scatenato un vespaio di polemiche e che costringe tutt’ora il nutrito gruppo di ragazzi a restare bloccati nella ‘prigione dorata’ di Dubai. La Dire ha raccolto la testimonianza del genitore di uno degli studenti rimasti negli Emirati Arabi Uniti a causa della positività al tampone di circa 200 su oltre 300 componenti il gruppo. Vicenda che ha fatto scalpore anche per la scelta della meta di destinazione, trattandosi di una vacanza studio organizzata per i figli dei dipendenti dell’Inps. “Cosa c’è da studiare tra gli sceicchi del Medio-Oriente?”, si sono chiesti in molti sui social?

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Alle polemiche ha risposto Il padre di una ragazza di 15 anni di Trieste che, come altri studenti, tutti minorenni, è partita alla volta di Dubai dopo la cancellazione di altre mete:

“Gli Stati Uniti erano chiusi, così come l’Inghilterra, gli Emirati Arabi erano una meta considerata sicura, una scelta quasi obbligata per chi in quel momento aveva optato per la vacanza studio. Certo nessuno avrebbe immaginato uno scenario simile”. I genitori si dicono comunque tranquilli: “Vedo mia figlia ogni sera, in videochiamata, la trovo solo annoiata, non è preoccupata, forse solo inizialmente. Vengono seguiti bene, da pochi giorni hanno anche un catering italiano, hanno ricevuto la pizza e altri cibi che piacciono ai ragazzi. Comunque non vediamo l’ora che torni, pazientiamo e speriamo che tutto si risolva per il meglio e a breve”.

Il padre aggiunge dettagli sull’evoluzione della vicenda:

“Mia figlia era partita con altri giovani il 30 giugno, doveva rientrare il 14 luglio, ma, prima della partenza, dai tamponi sono emerse una decina di positività, diventate poi oltre 150 nei giorni successive, tra cui anche diversi assistenti. Al momento non sappiamo quando potrà tornare in Italia, il 23 luglio è atteso un nuovo test, se sarà negativo verrà organizzato un volo per il rimpatrio, se invece risulterà ancora positivo si ripeterà ogni due giorni”.

Nel frattempo tutti sono chiusi nelle proprie stanze: 

“divisi in diverse palazzine, positivi e negativi, e continuano a fare lezioni di lingue, anche perché non possono comunque uscire o fare altro”.

 

 

2021-07-21T15:21:23+02:00