Cassadritta è il fumetto che racconta quello che non sapevamo sui rave illegali

L'autore, Roberto Grossi, descrive e disegna una tribù urbana capace di celebrare un rituale collettivo e un atto politico

C’era un tempo in cui senza navigatori e senza smartphone, con mappa alla mano, si partiva verso luoghi sconosciuti, abbandonati che – per almeno una notte – tornavano a vivere. Era il tempo dei ‘rave’, dove si ballava e ci si sballava a ‘cassa dritta’. In un racconto a fumetti dal ritmo incalzante, Roberto Grossi catapulta il lettore in un assembramento a ‘Cassadritta’. 

IL LIBRO

Roma, 1995, sabato notte. In auto, in motorino, seguendo le indicazioni di flyer, mappe approssimative e scritte sui muri, vari gruppi di ragazzi si dirigono verso una periferia sterminata e desolata. In un capannone industriale dismesso si tiene il primo rave illegale della primavera. Per Bruno, Bambi, Torazina, Cubo e tanti altri va in scena il rito collettivo: una notte per ballare fino allo sfinimento, in un pacifico miscuglio di classi sociali, tribù urbane e droghe. È l’ora di scrollarsi di dosso rabbia e frustrazioni, di allontanarsi dalla città che soffoca e reprime, di lasciarsi andare al ritmo ipnotico della musica. In una Roma grigia e sconfinata le traiettorie umane di diversi personaggi si intrecciano fino a trovare un senso, un’identità comune. Fino all’arrivo di un’alba che si colora di blu…

Cassadritta, uscito in libreria e fumetteria per Coconino, è un racconto apparentemente dedicato a quel che mondo che ha vissuto i centri sociali, ballato nelle dancehall e nei rave illegali. Eppure l’autore svela a chi ne sa poco o niente il senso di quello che era un rituale collettivo e un forte atto politico. In quegli anni c’era infatti un vero e proprio movimento che cercava di riappropriarsi delle periferie e di spazi urbani abbandonati: una resistenza impossibile che accomunava tribù urbane e classi sociali diverse contro la speculazione edilizia e l’industria del divertimento. I personaggi di Cassadritta sono ispirati ai compagni di viaggio di Roberto Grossi, oggi architetto, illustratore e fumettista, ma un tempo protagonista e animatore di quella cultura e filosofia (la filosofia tekno) che merita di essere approfondita. Con il suo fumetto l’autore riesce non solo a parlare al suo mondo di allora ma è capace anche di aprire un ‘discorso’, a 25 anni di distanza, su quello che fu un vero e proprio movimento.
2021-10-01T12:33:20+02:00