La Pietà secondo Jago

Il nuovo capolavoro di Jacopo Cardillo, in arte Jago, è in mostra nella Chiesa degli Artisti a Roma. Ecco chi è lo scultore contemporaneo

A Roma in piazza del Popolo, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, più conosciuta come Chiesa degli Artisti, c’è la nuova opera di Jago: una pietà rovesciata, ”Una rielaborazione in chiave moderna di un momento di raccoglimento e di dolore, in cui l’umanità si è identificata per secoli”.
Pietà Jago

La Pietà di Jago – © Foto di Massimiliano Ricci

Considerato uno tra gli scultori migliori del mondo, la fama del 34enne – all’anagrafe Jacopo Cardillo – non è celebrata solo nel mondo dell’arte contemporanea. L’artista, attivo anche nell’ambito della grafica e della produzione video, è amato da generazioni trasversali, tra cui tantissimi giovani che lo seguono e si appassionano a opere e lavori. Sono oltre 380mila i follower su Instagram, molti dei quali lo hanno seguito per l’inaugurazione della sua Pietà a Roma, accogliendolo come una star. 
 
 
 
 
 
 
 
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Jago sui social racconta e documenta la nascita delle sue opere, che affondano le radici nelle tecniche ereditate dai maestri del Rinascimento. Lavora il marmo alla vecchia maniera pur costruendo un concetto intellettuale moderno, nuovo. 
La Pietà è nata in 18 mesi di lavoro nello studio di Sant’Aspreno ai Crociferi, a Napoli.

”Non è la semplice riproposizione del celebre episodio biblico” ha detto Jago. 

L’artista a Exibart ha spiegato così l’essenza dell’opera: “La foto di un padre che raccoglie la sua creatura da terra: credo che questo sia stato il meccanismo che mi abbia fatto venire in mente che il tema della Pietà potesse essere nuovamente interpretato. Tradurre in pietra quel tipo di momento e sentimento era rilevante, sia per affrontare l’amore paterno che per partecipare ai temi della contemporaneità, anche quelli più terribili come la guerra. Fornire simboli rinnovati è come aggiungere una parola nuova nel vocabolario dell’arte”.

L’installazione, curata da Tommaso Zijno e organizzata con i partner Studio Arte 15, FERCAM Fine Art e P.L. Ferrari, fa parte del progetto “Una porta verso l’infinito” – l’uomo e l’Assoluto nell’arte, all’interno del ciclo Arte e Liturgia, promosso dal Rettore Monsignor Walter Insero. 

L’opera è in mostra  nella Cappella del Crocifisso dal lunedì alla domenica dalle 13:00 alle 19:00 fino al 28 febbraio 2022. L’ingresso è gratuito.

QUELLO CHE C’È DA SAPERE SU JAGO

Pietà. Jago al lavoro

© Foto di Massimiliano Ricci

JAGO è nato a Frosinone nel 1987, dove ha frequentato il liceo artistico e poi l’Accademia di belle arti (lasciata nel 2010). Ha vissuto e lavorato in Italia, Cina e America. Attualmente vive e lavora a Napoli. È stato professore ospite presso la New York Academy of Art, dove ha tenuto una masterclass e una lecture nel 2018.

L’artista ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali come: la Medaglia Pontificia, il premio Gala de l’Art di Monte Carlo nel 2013, il premio Pio Catel nel 2015, il Premio del pubblico Arte Fiera nel 2017 e ha inoltre ricevuto l’investitura come Mastro della Pietra al MarmoMacc del 2017.

A 24 anni, su presentazione della storica dell’arte Maria Teresa Benedetti, è stato selezionato dal prof. Vittorio Sgarbi per partecipare alla 54a edizione della Biennale di Venezia, esponendo il busto in marmo di Papa Benedetto XVI (2009) che gli è valso la suddetta Medaglia Pontificia. La scultura giovanile è stata poi rielaborata nel 2016, prendendo il nome di “Habemus Hominem” e divenendo una delle sue opere più significative. L’opera, che raffigura la spoliazione del Papa emerito da suoi paramenti, è stata esposta a Roma, nel 2018, presso il Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, con un numero record di visitatori  (più di 3.500 durante la sola inaugurazione).

Dopo l’esposizione all’Armory Show di Manhattan, JAGO si trasferisce a New York. Qui inizia la realizzazione del “Figlio Velato”, opera ispirata al Cristo Velato del Sanmartino, esposta permanentemente all’interno della Cappella dei Bianchi nella Chiesa di San Severo fuori le mura.

Nel 2019, in occasione della missione Beyond dell’ESA (European Space Agency), JAGO è stato il primo artista ad aver inviato una scultura in marmo sulla Stazione Spaziale Internazionale. L’opera, intitolata “The First Baby” e raffigurante il feto di un bambino, è tornata sulla terra a febbraio 2020 sotto la custodia del capo missione, Luca Parmitano.

Da maggio 2020 Jago risiede a Napoli, dove lavora nel suo studio nella Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi e dove, a inizio novembre, ha realizzato l’installazione “Look Down” in Piazza del Plebiscito.

2021-10-08T13:28:25+02:00