Bennu, l’asteroide che non ti aspetti

La missione Osiris-Rex aveva previsto di trovarsi al cospetto di una superficie ricoperta di regolite fine. Invece...

di Antonella Salini

Tanti massi e poca polvere. Si presenta così l’asteroide Bennu, dal 2018 nelle mire della missione della Nasa Osiris-Rex. Peccato che ci si aspettasse tutt’altro. In teoria, infatti, la sonda avrebbe dovuto rilevare una superficie ricoperta da regolite fine, che possiamo immaginare come una distesa di sabbia con qualche ciottolo qua e là. Invece, sorpresa, su Bennu hanno trovato principalmente terreni rocciosi, coperti di massi. Uno studio guidato dal ricercatore italiano Saverio Cambioni, con la partecipazione di Giovanni Poggiali e John R. Brucato dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha svelato il perché dell’assenza o quasi di regolite fine: la causa sarebbe la natura molto porosa delle rocce sull’asteroide. Lo studio è stato pubblicato su Nature. Ne abbiamo parlato con il dottor Poggiali, astrofisico. 

“La missione Nasa era stata progettata per una superficie che ci aspettavamo essere ricoperta da materiale molto fine, la regolite, perché asteroidi visitati in precedenza da altre missioni spaziali, come Itokawa ad esempio, ci avevano mostrato una superficie ricoperta di regolite- spiega Poggiali da Parigi, dove sta svolgendo un post doc-. Le osservazioni da Terra, che andavano a misurare le proprietà fisiche di Bennu avevano in qualche modo avvalorato  l’ipotesi che ci potessero essere delle zone ricoperte da regolite. Quando però nel 2018  la sonda Osiris-Rex è arrivata in prossimità di Bennu e sono arrivate le immagini è stato subito chiaro che tutta questa abbondanza di regolite non c’era“. 

“Questo ha dato via a due diversi quesiti e due diversi diversi approcci: uno tecnico, perché l’obiettivo della missione era raccogliere un campione e ci si aspettava tanta polvere e non ce n’era così tanta; l’altro era scientifico, perché non c’era regolite? Il quesito tecnico è stato risolto molto bene dalla parte ingegneristica della missione che è riuscita, come sappiamo, all’ inizio del 2020 a raccogliere il primo campione dalla superficie. Ora la sonda Osiris-Rex sta già tornando a casa. Grazie al lavoro che è stato guidato da Saverio Cambioni, che all’epoca era all’università dell’Arizona e ora si trova al Massachusetts Institute of Technology, e insieme alla mia partecipazione e a quella del professor Brucato e con molti altri scienziati in Europa e in America,  siamo arrivati a comprendere, forse a svelare, il mistero, del perché questo asteroide è così povero di polveri“. 

“In realtà abbiamo svelato qualcosa di più probabilmente perché nello stesso momento in cui Osiris-Rex visitava Bennu, la missione Hayabusa 2 della agenzia giapponese Jaxa, visitava Ryugu e entrambi gli asteroidi, entrambi carbonacei, una tipologia di asteroide molto primitiva, erano molto rocciosi. Attraverso un’analisi scientifica siamo riusciti a  capire che il motivo principale per cui Bennu è povero di polvere è che le rocce che lo costituiscono sono porose e quindi la loro risposta alle due principali cause di formazione della polvere, ovvero l’impatto di altri meteoriti e la fratturazione termica, non produce in queste rocce porose così tanta polvere come invece accade in rocce meno porose“.  Insomma, cercando qualcosa che non si trovava si è forse scoperto altro. Una conoscenza in più per arrivare a capire processi ancora in parte ignoti. 

 

2021-10-20T12:25:09+02:00