Maid, ecco perché vedere la serie con Margaret Qualley

La serie in 10 è disponibile su Netflix

Questa non è la solita storia del sogno americano, quello con tante stelle (anzi qui di stelle non c’è nemmeno l’ombra), quello colorato di spensieratezza e da una famiglia salda. Scordatevi lustrini, sorrisi e ‘strade in discesa’. La serie Netflix ‘Maid’ (letteralmente ‘domestica’) in dieci episodi è un ritratto senza filtri e fronzoli di come una giovanissima mamma tenti l’impossibile (e non è un’esagerazione), fino ad arrivare a fare spesso azioni che ledono la propria dignità, per sopravvivere alla violenza, ad una madre psicologicamente fragile, alla difficoltà di usufruire del sistema assistenziale statunitense che rende burocraticamente complicato l’accesso ai sussidi e al dolore di non poter dare alla propria figlia un tetto, un sorriso, una stabilità, un equilibrio e quel senso di famiglia che dopo una brutta giornata ti fa dire ‘finalmente sono a casa’.

Quello che appare chiaro, dopo aver visto tutti gli episodi (da circa cinquanta minuti ciascuno), è che l’amore di una madre – in questo caso single, vittima di violenza e messa costantemente alla prova dai problemi – può smuovere qualsiasi cosa. L’amore per un figlio o una figlia è un po’ come la natura, meraviglioso, potente e incontrollabile.

La protagonista di ‘Maid’ – tra le serie più viste di Netflix – è Alex, interpretata da una straordinaria Margaret Qualley (che abbiamo visto nel cast di ‘C’era una volta a…Hollywood’ di Quentin Tarantino). La giovane attrice è riuscita a portare sullo schermo con una disarmante credibilità e intensità le varie sfumature del vero personaggio, che ha ispirato la serie. La storia, infatti, è tratta dall’autobiografia di Stephanie Land ‘Donna delle pulizie – Lavoro duro, paga bassa e la volontà di sopravvivere di una madre’. Un titolo che non lascia spazio all’immaginazione e ci trascina subito nella realtà, quella di chi vive costantemente ogni giorno senza sapere cosa ne sarà di quello successivo.

La serie si apre con la protagonista che decide di lasciare il fidanzato Sean (interpretato da Nick Robinson), violento e alcolizzato, scappando di notte con sua figlia Maddy di appena 3 anni. Da qui inizia una lunga fuga – con solo 12 dollari in tasca – alla ricerca disperata di un tetto sicuro per sua figlia (e poi per lei). Sì, Maddy è il pensiero fisso di Alex, la sua ancora, il respiro che la tiene in vita. E questo dice tutto. Lasciato il tetto sotto cui subiva abusi emotivi, ad attendere la vittima non c’è la rinascita – come spesso si vede sullo schermo – ma una serie di complicatissimi eventi, o meglio, un buco nero pronto a risucchiarla. Ma nonostante questo la depressione non la tocca nemmeno di striscio. Lei è caparbia, un po’ amazzone e un po’ mamma orsa. Non ha amici e amiche, non ha soldi, i suoi risparmi sono depositati sul conto dell’ormai ex compagno (anche questo è violenza). Ha un padre, che sta tentando di togliersi di dosso la dipendenza dall’alcool con il quale non ha un buon rapporto. E ha una madre Paula (interpretata da Andie MacDowell nonché vera mamma di Margaret Qualley): lei è un’artista, un po’ freak, poco affidabile e vive in una roulotte insieme al suo compagno (bravo solo ‘spazzolare’ via i risparmi di chi gli sta accanto.

La prima cosa che Alex fa dopo essere scappata da Sean è trovare una casa ma per ottenerla ha bisogno di un lavoro, che non ha. Così decide di rivolgersi ai servizi sociali che la mettono in contatto con la proprietaria di una piccola impresa di pulizie. E solo lei sa cosa è costretta a pulire pur di guadagnare quel poco, che per lei rappresenta un piccolo passo verso una vita migliore. Inizialmente non vuole accettare di andare in un centro per donne vittime di violenza perché per Alex, quella da lei subita, non è violenza “il bicchiere ha colpito il muro e non me”, dice in una scena. Lei pensa di non meritarsi un posto lì perché, a differenza di molte donne, non ha subito violenza fisica. Dopo un tentativo fallito in una casa rifugio, la giovane mamma decide di andare in quel posto in cui si respira, un luogo protetto in cui sentirsi al sicuro insieme alla altre vittime, con figli e non. “Colpire il muro vicino a te è abuso emotivo (anche se è difficile dimostrarlo in tribunale, come si vede nella serie, ndr). Prima di mordere abbaiano (i carnefici, ndr), prima di colpire te colpiscono qualcos’altro. La volta successiva sarebbe stata la tua faccia”, le fa notare una donna del centro che, come tante altre, continua a lasciare quel ‘locus amoenus’ (per così dire) per tornare dal proprio aguzzino.

E, dopo ripetute porte sbattute in faccia e spiacevoli eventi, Alex torna da Sean. Qualcuno potrebbe pensare ‘che stupida, ma come è possibile tornare da chi ha ti ha perpetrato violenza? Da chi ha fatto di tutto per toglierti la custodia di Maddy?’. Lei non è tornata dal suo carnefice perché mentalmente dipendente da lui, come si evince dalla serie. Lei è tornata perché i problemi, tra burocrazia e soldi, non le hanno dato scampo. Dopo giorni di alienazione in casa, Alex scappa di nuovo.
Così, toccato il fondo
, la giovane mamma riprende in mano la domanda di ammissione al college. Lei ha un talento. Non è solo una grande mamma ma ha una penna brillante che ‘esplode’ sulle candide pagine bianche di un quaderno che porta sempre con lei. Lì ci sono i racconti di quello che vive quotidianamente. La scrittura le dà un biglietto per la serenità, e Sean in un primo momento fa di tutto per toglierle tra le mani questa possibilità perché significa trasferirsi con sua figlia a moltissimi chilometri di distanza da lui. Ma alla fine, dopo battaglie legali, per Alex può sognare, sperare, sorridere. Per lei un lusso fino a quel momento. ‘

Maid’ è una storia che arriva dritta e precisa come un ‘pugno nello stomaco’. Questa serie non ricorre a pietismi e moralismi per emozionare, per farti sentire la sensazione di avere lo stomaco intrecciato. In un primo momento non si respira, proprio come succede alla protagonista. L’ossigeno arriva piano piano, a piccole dosi. Sì, perché anche se è gratis respirare per Alex non è poi così semplice. Tra ansie, paure, superamento di traumi infantili (da lei rimossi per auto-protezione), riesce a riscoprire il rapporto con sua madre. Ma ancor più importante ‘Maid’ è un inno alla speranza, alla vita, agli esseri umani che si spendono per chi è in difficoltà senza chiedere nulla in cambio e alle donne che non si fermano davanti a niente e a nessuno per i propri figli. Qui le chiacchiere stanno a zero, e i giudizi pure.

MAID, IL TRAILER

2021-11-05T10:57:27+01:00