Resident Evil: Welcome to Raccoon City, l’intervista al cast del reboot

Abbiamo incontrato il regista Johannes Roberts e gli interpreti Kaya Scodelario, Tom Hopper, Avan Jogia e Robbie Amell in occasione dell'uscita del film

Zombie, citazioni, azione, omaggi e atmosfere che richiamano il videogioco originale. Il regista e fan della saga Johannes Roberts porta sul grande schermo il reboot di Resident Evil, un ritorno alle origini del celebre franchise. Johannes ci catapulta in una spettrale e inquietante Raccoon City: un tempo era la sede del colosso farmaceutico Umbrella Corporation, ora una città morente del Midwest. L’esodo della compagnia ha trasformato la città in una landa desolata con un grande male che si annida sotto la superficie. Quando questo virus viene liberato, un gruppo di sopravvissuti i protagonisti sono chiamati a una corsa contro il tempo per scoprire la verità dietro la Umbrella Corporation e restare in vita.

Noi di Diregiovani, in occasione dell’uscita di Resident Evil: Welcome to Raccoon City (da oggi in sala con Sony Pictures ), abbiamo preso parte allo speciale press day, incontrando il regista e alcuni protagonisti del cast, composto da Kaya Scodelario (Claire Redfield), Tom Hopper (Albert Wesker), Avan Jogia (Leon S. Kennedy) e Robbie Amell (Chris Redfield). Ecco che cosa hanno raccontato ai nostri microfoni:

Prima i videogiochi venivano messi in un angolo come Baby in Dirty Dancing. Ora le trasposizioni cinematografiche di franchise videoludici sono messe al pari di quelle dei romanzi. Che ne pensi?

Johannes Roberts: Ora è proprio così, vent’anni fa no. È cambiato anche il modo in cui ci avviciniamo a materiali di questo genere che bisogna trattare con rispetto. Ho lavorato a questo progetto con lo stesso rispetto con cui tratterei un romanzo di Stephen King. Per me fare bene questo film è sempre stato importante e i fan hanno dimostrato il loro interesse, loro hanno molto potere. Io, infatti, mi sono avvicinato alla trama, ai personaggi e alla complessità dell’intero mondo come se avessi creato tutto ciò io per fare questa pellicola al meglio.  Per esempio, la Paramount ha rifatto il personaggio di Sonic perché i fan si sono arrabbiati per come era stato disegnato per il grande schermo. E così il porcospino blu è stato rifatto. Direi che ora i videogiochi non sono più messi in un angolo“.

Io amo Lisa Trevor. Questo personaggio è importante perché rappresenta la via di fuga per Claire ed è, al tempo stesso, dolce e inquietante. Qual è l’aspetto che più la affascina di lei?

Johannes Roberts: “Penso che siano le parole giuste per descriverla: inquietante ma anche dolce. La cosa che più mi affascina di lei è l’essere spaventosa in un modo diverso rispetto a come lo sono gli zombie. Mi affascina la sua storia. Attraverso lei ho cercato di dare un nuovo punto di vista a questo film, di dare al pubblico qualcosa che non avesse mai visto nei sei film precedenti. Questa è una storia spaventosa, tormentata e intrisa di segreti. E poi è oscura, bizzarra e inquietante. Il personaggio di Lisa Trevor è la chiave del film perché incarna tutti questi elementi ed ha una forte emotività. Nonostante la storia di fondo sia orribile tu hai provato una vera emozione per lei e sono contento di questo feedback perché ho puntato molto su di lei. La buona riuscita la devo anche Marina Mazepa, la fantastica interprete di Lisa“.

In questo film vediamo come gli interessi economici siano più importanti delle persone. Forse questo un giorno cambierà, io lo spero. Anche se è un film con gli zombie racconta temi che viviamo nella realtà di oggi. Pensi che pellicole come queste possano sensibilizzare le persone e la classe politica, per esempio?

Kaya Scodelario: Lo spero proprio. Penso che dobbiamo assolutamente tenere a mente che stiamo facendo un film di zombie. Ma hai ragione. Il punto centrale della storia è che questa gigantesca corporation si è trasferita in una piccola città del Nord America e in un certo senso ha preso il controllo, ha usato tutte le sue risorse e poi se n’è andata e ha lasciato la gente del posto a occuparsene. E purtroppo questo è qualcosa che vediamo, specialmente in America, ma in tutto il mondo abbastanza spesso. Sai, è mettendo da parte gli zombie e il virus e tutti gli elementi divertenti del videogioco che il nucleo è sicuramente il messaggio di cui stai parlando e non abbiamo cercato di nasconderlo nel film. Penso che tutti noi stiamo cercando di metterlo un po’ in evidenza“.

Robbie Amell: “Voglio dire, non dirò di no. Penso che forse può farlo inconsciamente, ma non credo che nessuno esca da questo film cambiando le proprie opinioni politiche o sentendosi in modo diverso su questo tema. Penso che si sappia che questo film è stato fatto per intrattenere prima di tutto. E poi, se si può trarre qualcosa del genere da questo, penso che sia fantastico. Non sono in disaccordo con te. Penso che quelle sfumature ci siano, ma penso che sia solo perché questa storia abbia delle sfumature reali, che permettono al pubblico di farlo percepire questa storia più realistica e meno di fantasia o di fantascienza. Ma non so se molte persone andranno via sentendosi cambiate in questo senso dopo averlo visto“.

Tom Hopper: Aver lavorato a questo film è stata sensazione commovente perché lo abbiamo fatto nel bel mezzo di una pandemia. Tutti indossavano le mascherine. Quello che abbiamo vissuto nel film con il virus lo stavamo vivendo nella realtà con il Covid“.

Avan Jogi: “Io penso di sì. Film come questo possono sensibilizzare e fornire strumenti per essere più consapevoli. L’horror come genere è sempre stato usato per parlare di cose in una sorta di sotterfugio e in un modo sottile. Ed è per questo che mi è sempre piaciuto. Ecco perché mi sono sempre piaciuti i film che hanno un punto di vista. Qui si fa un parallelismo tra l’avidità delle corporazioni e delle aziende farmaceutiche mediche e lo sfruttamento e la sottovalutazione della salute delle persone“.

Hopper: “Penso che dovremmo sempre mettere in discussione le autorità superiori. Penso che dovremmo sempre chiedere il perché delle cose e non fare solo quello che ci viene detto, altrimenti una delle potenziali conseguenze potrebbe essere quella che vediamo nel film. Io credo che dovremmo sempre sempre mettere in discussione le cose e prendere il controllo di noi stessi“.

C’è stato un momento durante la lavorazione del film in cui hai pensato ‘voglio scappare ora’ con quei zombie così realistici? Io lo avrei fatto!

Kaya Scodelario: Abbiamo girato delle scene nell’orfanotrofio della Umbrella Corporation in un vero ospedale per bambini abbandonato. Ed è stato davvero terrificante. Non so perché fosse ancora lì, ma lo era. E c’è stato un giorno in cui stavamo provando un salto. Così abbiamo fatto le prove e uno degli zombie mi è saltato addosso e l’avevamo fatto alcune volte con lo stuntman prima che andasse al trucco. E l’avevano scambiato con un altro stuntman che aveva già fatto il trucco senza dirmelo. E così è saltato fuori e mi aspettavo di vedere Gary senza trucco (uno degli stunt, ndr) e invece ho visto uno zombie. Ho urlato, ho perso la calma e ho quasi pianto. Così quel giorno ero pronta ad andarmene e a non tornare più“.

Robbie Amell: “Credo che sia più spaventoso guardare un film di zombie che essere in un film di zombie. Sono stati dei giorni sorprendenti!“.

Avan Jogi: “Il lavoro sulle creature è stato davvero interessante e sorprendente. Hanno assunto un buon gruppo di persone per farlo. Quindi è stato bello e ‘spaventoso’. Vedere gli zombie sul set non fa così paura perché non puoi vedere il contesto. Questo è il potere del cinema e il potere di una buona regia. Yohannes ha reso tutti quei momenti spaventosi. Lui è il burattinaio che ha creato tensione. Un lavoro sorprendente“.

Con quale film hai scoperto il significato di ‘paura’? Qual è la tua paura più grande nella vita di tutti i giorni?

Kaya Scodelario: Il film che mi ha insegnato il significato di paura è ‘L’esorcista’, l’ho visto quando avevo otto anni ad un pigiama party, mi ha veramente terrorizzata. Da allora non sono più riuscita a guardarlo. Vedere mia madre arrabbiata è la vera definizione di paura per me“.

Avan Jogi: “La mia paura sono le altezze. Però mi interesserebbe fare un salto da un aereo. Mi piace avere paura perché è una cosa che mi spinge ad agire, è un buon allenamento per me.

Tom Hopper: “Io sono d’accordo con Avan. L’impulso di volerti buttare in cose che ti trasmettono paura è adrenalinico, è interessante“.

Qual è stato l’oggetto di scena preferito?

Robbie Amell:Mi è piaciuta molto la mia arma da fianco nel film. Aveva un aspetto davvero fantastico simile a quella del videogioco. Avrei voluto rubare uno dei miei giubbotti antiproiettile verdi, avrei dovuto prenderne uno alla fine delle riprese, ma non l’ho fatto, quindi spero di ottenere un sequel in modo da poterlo indossare nuovamente“.

RESIDENT EVIL: WELCOME TO RACCOON CITY, IL TRAILER

2021-11-25T15:49:21+01:00