L’inizio ufficiale della stagione si avvicina ad ampie falcate anche per l’Inter che è al lavoro in campo sotto i dettami di Chivu mentre la società capitanata da Marotta sta provvedendo alla sessione di calciomercato.

Tra gli uomini di fiducia del club meneghino c’è ancora Piero Ausilio che proprio in queste ore è stato accostato ad un eventuale futuro all’Al Hilal della vecchia conoscenza Simone Inzaghi.
Lo stesso direttore sportivo meneghino ha rilasciato una lunga intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ nella quale sono emerse curiosità e parecchi retroscena, non solo relativi al calciomercato. Restando in argomento però ci sono alcuni colpi di cui Ausilio va piuttosto fiero: “Kovacic e Brozovic, che abbiamo scelto con Branca. E poi Onana, preso gratis e ceduto a 55 milioni dopo un anno. E Lautaro, Bisseck, Thuram…”.
Tra gli aneddoti c’è però anche l’operazione più difficile in un passaggio che sui social ha fatto molto discutere relativo agli stipendi: “Mercato invernale, vendo un giocatore all’estero e respiro: il periodo era durissimo, faticavamo a pagare gli stipendi. Quando stiamo per firmare mi chiama un notissimo avvocato divorzista: non può far partire il calciatore, la moglie vuole la separazione, abbiamo chiesto il ritiro del passaporto. Li ho chiusi in una stanza finché non hanno sistemato tutto: accordo per il divorzio e cessione del giocatore. Non so se sia stata l’operazione più difficile, ma forse per l’Inter è stata la più importante”.
Inter, rivelazione improvvisa di Ausilio: “Il ginocchio mi è saltato per aria: cartilagine, menisco, anche legamento”
Ausilio è dunque un professionista a tutto tondo che ha scritto pagine importanti della storia recente dell’Inter grazie ad un lavoro da dirigente sempre molto apprezzato.

Alle spalle dell’uomo e del dirigente c’è stato però anche un potenziale calciatore, che ha avuto un problema non da poco vedendo stravolta la carriera: “Mi sono scontrato con Cudicini, che poi è diventato mio amico, e il ginocchio mi è saltato per aria: cartilagine, menisco, anche legamento”.
Ausilio ha quindi spiegato: “Giocavo da sempre nella Pro Sesto, ho cominciato a 7 anni, e la mia carriera è finita lì. Ricordo, di quella partita, la mia disperazione e la sensibilità di Capello che allora faceva il dirigente al Milan: è venuto negli spogliatoi a farmi coraggio”.
Il ds nerazzurro ha completato: “Dopo questo infortunio ho lottato due anni: un intervento, poi un altro. Un calvario. Alla fine ho mollato, non mi sono nemmeno fatto mettere a posto il legamento: ce l’ho ancora rotto. Quando ho provato a giocare qualche partita di calcetto, cadevo da solo. E allora ho detto basta: non ho più toccato il pallone”.
