Il calcio di oggi, si sa, non lascia forse nemmeno il tempo di essere giudicati per il proprio lavoro. Di compiere un determinato percorso e solo dopo la conclusione dello stesso (o quanto meno dopo una buona parte del suo dispiegarsi) essere giudicato sulla bontà effettiva di quanto ottenuto.

All’estero, come in Italia, l’ansia da prestazione (e l’impazienza nel vedere i risultati subito, nel qui-ed-ora) spesso condiziona talmente tanto gli umori da causare delle decisioni che spesso sono a dir poco affrettate. A prescindere dalla bontà delle scelte fatte immediatamente dopo.
È ancora fresco, nella memoria dei tifosi della Roma, il trauma per l’esonero-lampo di Daniele De Rossi, avvenuto giusto un anno fa, dopo solo quattro gare di campionato. Nella stagione in corso invece sono le altre leghe del Vecchio Continente ad aver registrato già due clamorosi allontanamenti.
Il primo, arrivato dopo le prime due gare ufficiali in Bundesliga, ha colpito Erik ten Hag, l’ex tecnico di Ajax e Manchester United che ha pagato a caro prezzo il ruolino di un punto nei primi 180′ di campionato. Il secondo, recentissimo, nasconde forse delle motivazioni che precedono i pur magri risultati di campo, messi comunque come causa principale della traumatica scelta.
Con 4 punti in 3 partite e un rapporto compromesso già sul finale della scorsa stagione col vulcanico proprietario Evangelos Marinakis, l’allenatore saotomense Nuno Espirito Santo è stato sollevato dall’incarico di manager del Nottingham Forest, lo storico club britannico che lo scorso anno, dopo aver flirtato per un posto in Champions League, aveva comunque chiuso la stagione con un’ottima qualificazione all’Europa League.
Mourinho, porte spalancate per il ritorno in Premier League
Reduce anch’egli da un esonero giustificato dalla proprietà del Fenerbahce con la mancata qualificazione alla Champions dopo il Playoff perso col Benfica, José Mourinho è da pochi giorni un disoccupato di lusso. Dopo aver subìto la stessa sorte dei citati ten Hag ed Espirito Santo, lo Special One potrebbe curiosamente prendere il posto proprio di quest’ultimo sulla panchina del Forest.

Dopo le esperienze al Chelsea (in due diversi mandati), al Manchester United e al Tottenham, l’istrionico allenatore portoghese potrebbe tornare quindi ancora una volta in Premier League, dove la sua aura è rimasta sostanzialmente intatta nonostante l’ultima avventura alla guida degli Spurs si sia conclusa con un esonero e con ‘zeru tituli’ – per usare un linguaggio da lui stesso coniato – alla guida del sodalizio del nord di Londra.
