Non è bastato aver perso solamente quattro incontri fino a settembre 2025, di cui uno per ritiro a match in corso, dopo il debilitante virus contratto nel mezzo del torneo di Cincinnati. Non è bastato essere imbattuto, negli eventi del Grande Slam sul cemento, dall’edizione 2024 degli Australian Open, quella conclusasi con la vittoria in rimonta ai danni di Daniil Medvedev.

E non è bastato neppure il sottile gioco psicologico a suo favore che avrebbe potuto sfruttare dopo la vittoria ottenuta a Wimbledon contro il suo rivale, quello che a Parigi gli ha inflitto una delusione che il campione azzurro avrebbe poi cancellato col suddetto trionfo ai Championships.
Carlos Alcaraz si è dimostrato semplicemente più forte di Jannik Sinner non solo in tutto l’arco del torneo (quando non aveva perso nemmeno un set) ma anche, cosa ben più importante e decisiva, nell’ultimo atto contro il tennista altoatesino, capace sì di conquistare un parziale – il secondo del match – contro lo schiacciasassi spagnolo ma mai realmente al livello di questo nel corso dell’attesa sfida.
Basti pensare, per avere un’idea dello strapotere dell’iberico a Flushing Meadows, che nessun altro aveva conquistato un Major concedendo solo dieci palle break nell’arco dell’intera competizione. Due leggende del calibro di Pete Sampras e Roger Federer si erano fermati a dodici rispettivamente agli Us Open nel 1993 e a Wimbledon nel 2006. Mostruoso.
Sinner, arriva la stoccata del mitico coach: annuncio netto
L’andamento e l’esito della terza finale Slam consecutiva tra l’azzurro e lo spagnolo (record assoluto nella storia del tennis) hanno scatenato i più disparati commenti da parte degli addetti ai lavori. Tra chi ha giustamente esaltato lo strapotere del nuovo numero uno del mondo e chi ha sottolineato come comunque il cammino di Sinner nel 2025 sia assolutamente da rimarcare (l’allievo di Simone Vagnozzi ha raggiunto almeno la finale in tutti e 4 i Major stagionali), c’è chi si è reso portatore di una teoria che potrebbe aver riscosso un consenso superiore a quello atteso.

Toni Nadal, il mitico zio di Rafa, nonché suo allenatore per 16 lunghi anni costellati da incredibili successi, lo stesso che nella vicenda Clostebol aveva difeso a spada tratta l’altoatesino dicendo che avrebbe messo la mano sul fuoco sulla sua innocenza, ha scritto un editoriale per il quotidiano spagnolo ‘El Pais‘ nei giorni successivi allo scontro tra titani. Il giudizio è netto. Inequivocabile.
“Oltre a conquistare il suo sesto titolo del Grande Slam, Alcaraz ha impedito al suo grande rivale di raggiungerlo a cinque vittorie in questa categoria di tornei, ed oltretutto lo ha quasi definitivamente scavalcato nella corsa per chiudere l’anno come numero uno”, ha esordito lo spagnolo.
“Forse nella finale di New York non abbiamo visto la migliore versione di Jannik, ma oserei dire che, anche se l’avesse mostrata, dubito che avrebbe potuto affrontare un Carlos che ha giocato a questi livelli. Credo che, molto saggiamente, sia Carlos che il suo team tecnico abbiano preso nota di quanto accaduto nel loro ultimo scontro a Wimbledon. In quella circostanza, la scarsa varietà dei suoi colpi aveva permesso a Sinner di imporre il proprio stile. Questa volta, invece, è stato Alcaraz a dettare il ritmo della partita fin dall’inizio. Jannik è stato completamente sopraffatto dall’intensità, dalla varietà e dalla qualità dei colpi del suo avversario“, ha concluso il coach.
