Sono passati meno di tre anni e mezzo, ma sembra un’eternità. Quanto meno tennisticamente parlando. Sono passati meno di 40 mesi da quella sfida sul centrale di Wimbledon che ebbe, a posteriori, un ruolo molto importante nello sviluppo della carriera di Jannik Sinner, all’epoca ancora lontano dal dominare la scena come poi avrebbe fatto a partire dall’alba del 2024.

Nel luglio del 2025 il campione altoatesino perse il suo match di quarti di finale ai Championships contro Novak Djokovic, capace di rimontare uno svantaggio di due set andando poi a dominare gli altri tre parziali. Era ancora il Nole dominante che avrebbe poi trionfato nel torneo, lo stesso che l’anno successivo, sebbene già ‘avanti’ con l’età rispetto ai suoi rivali, vinse ben 3 dei 4 Major previsti in calendario.
Ma cosa accadde dopo quella partita, che consentì al serbo di volare in semifinale e all’azzurro di interrompere il suo sogno di eguagliare (o migliorare) la finale disputata all’All England Club dal connazionale Matteo Berrettini l’anno prima? Qualche mese fa fu addirittura Darren Cahill a raccontare cosa gli disse Djokovic dopo aver battuto in rimonta il suo allievo: aneddoti in qualche modo riemersi grazie alle parole dello stesso 24 volte campione Slam dopo la dura lezione inflittagli dal nativo di San Candido nella ricchissima esibizione del ‘Six Kings Slam’.
I consigli di Djokovic e le frecciate ai vecchi rivali: Nole dice tutto
“Ho dato dei consigli a Jannik perché è una cosa naturale, è logico per me. Se qualcuno mi chiede qualcosa, devo essere sincero. Ovviamente capisco che altri forse non vogliono condividere, però per me è un piacere“, la rivelazione del serbo nel simpatico siparietto andato in scena qualche giorno fa a Riyadh.

Il belgradese, interrogato poi sul perché avesse fatto quella famosa chiacchierata col coach australiano in vista di futuri miglioramenti nel gioco del giovane tennista azzurro (i risultati sono sotto gli occhi di tutti) ha poi incalzato: “Consigli dei rivali più grandi? No, nessuno l’ha fatto per me. Solamente quando ero giovane e avevamo lo stesso allenatore lo ha fatto Ivan Ljubicic, che era il numero tre del mondo. In quel momento della mia carriera ero top 100 e avevo lo stesso coach suo, ovvero Riccardo Piatti“.
Sono tornate inevitabilmente attuali le parole che lo stesso Cahill rivelò a giugno 2025 nel corso del famoso podcast ‘Served with Andy Roddick’: “Nole disse che Jannik colpiva benissimo la palla, ma che non ci fosse variazione. Pochi cambi di traiettoria, nessuna altezza sopra la rete, nessuna discesa a rete, nessun tentativo di portarlo dentro al campo. ‘So che risponde bene, ma non è aggressivo sulla risposta. Non attacca il mio servizio'”, aggiunse. “Mi ha passato in rassegna tutto il suo gioco, l’ha analizzato a fondo. Non è che ci abbia rivelato qualcosa che non sapessimo già, erano cose che stavamo cercando di cambiare. Jannik accettò di buon grado queste osservazioni, ed iniziò a lavorare in modo molto più convinto su questi aspetti“, concluse.
