Si parla tanto, e giustamente, di quanto sia importante, nella carriera dei calciatori, evitare i gravi infortuni. Quelli che rischiano di tarparti le ali nel momento in cui, grazie al tuo talento, stavi per spiccare il volo.

Altrettanto decisiva diventa poi, qualora la sfortuna abbia deciso di accanirsi sul fisico del diretto interessato, la capacità di rialzarsi. Di lasciarsi alle spalle tutto, riprendendosi ciò che la sfortuna aveva tolto in modo crudele.
Diversi, e anche illustri, sono i casi di giocatori che, nonostante un intoppo fisico non di poco conto, sono riusciti poi a riprendere il discorso nel punto in cui lo avevano lasciato, assaporando così successivamente delle gioie di un significato diverso. Perché frutto di lavoro, sacrifico, abnegazione, voglia di ribellarsi ad un destino che si era diabolicamente complicato.
Purtroppo accanto a situazioni degne di un film a lieto fine, tante sono le esperienze concluse con un abbandono. Un ritiro. Talmente prematuro da arrivare all’età di 26 anni: praticamente nel pieno della carriera calcistica di un atleta.
È questa la triste storia di un difensore belga, classe ’99, che l’Inter aveva ingaggiato in tenera età scorgendo in lui i tratti del potenziale campione. Nemmeno il tempo di verificare la bontà del lavoro di scouting nel calcio dei grandi che la Dea Bendata si è accanita senza pietà sulle sue ginocchia. Fino all’incredibile epilogo ufficializzato ieri 21 novembre.
Vanheusden dice ‘basta’: addio al calcio tra le lacrime
Tre lesioni del legamento crociato anteriore del ginocchio nel giro di 8 anni – la prima occorsa nel 2017 durante una partita di Youth League con la maglia della Beneamata – sono davvero troppe perfino per un guerriero come Zinho Vanheusden, il difensore belga che, nonostante gli sforzi, ha detto ‘stop’ all’attività agonistica.

Tormentato anche da numerosi problemi di ernia inguinale, occorsi durante il suo girovagare in prestito dal Genoa all’AZ Alkmaar per poi tornare in patria nelle fila dello Standard Liegi e del Malines, il calciatore si è arreso dopo la terza rottura del crociato sofferta mentre stoicamente si era rimesso in gioco con la maglia del Marbella, club di terza divisione spagnola. E dire che il difensore, da giovanissimo, si era meritato la fama di enfant prodige del calcio belga.
A fronte della nuova terribile mazzata, Vanheusden ha detto ‘basta‘. Basta col calcio, col professionismo e con la sofferenza. Attraverso i suoi account social il difensore ha salutato tutti con una lunga lettera (di cui riportiamo i passi salienti) che ha commosso tutti i tifosi senza distinzione di colori e fede calcistica.
“Oggi prendo una decisione che non avrei mai pensato di dover prendere a questa età. Dopo 22 anni di calcio – dai quattro anni fino ad oggi – la mia vita da calciatore professionista si ferma. Il calcio mi ha fatto diventare la persona che sono oggi. Mi ha regalato una vita di cui da bambino non osavo nemmeno sognare“, inizia la lettera.
“Accanto a tutte queste gioie, gli ultimi anni sono stati durissimi. Molto più di quanto abbia mai lasciato trasparire. Infortuni, operazioni, iniezioni, farmaci. Ho sempre dato tutto per tornare in campo, ma ogni volta è stato più difficile. Continuavo a lottare per essere il calciatore che volevo essere, ma ogni volta si presentava una nuova battaglia“, prosegue Vanheusden.
“Nel mio cuore vorrò sempre continuare a essere calciatore, ma il mio corpo da tempo mi dice basta. Ed è per questo che prendo questa decisione – per rispetto verso me stesso, la mia salute e la mia responsabilità come padre – anche se scriverlo sembra irreale. Voglio ancora poter camminare senza dolore, giocare con mio figlio e godermi la vita con la mia famiglia… Non so come sarà alzarmi senza il calcio, ma ora lo scoprirò“, ha concluso amaramente il belga.

