ROMA – La nazionale italiana Under 17 e Under 19 hanno vinto gli Europei, sfiorato il podio mondiale. I club, però, ai giovani italiani danno appena il 2% dei minuti. Qualcosa non torna.
La Nazionale maggiore è fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva. Eppure, in questo stesso periodo, le selezioni giovanili azzurre hanno collezionato titoli europei e podi mondiali con una regolarità che non si vedeva da decenni. Non è un caso. È una frattura sistemica, e ha un motivo preciso: il collo di bottiglia tra i vivai e la prima squadra. Il talento italiano c’è. Il problema è che sparisce nel nulla intorno ai 18–20 anni, inghiottito da un sistema che preferisce il calciatore straniero già pronto al ragazzo del vivaio che ha bisogno di tempo per sbocciare.
- 1,9% di minuti giocati da Under 21 italiani in Serie A;
- 27 anni l’età media in Serie A, tra le più alte d’Europa;
- 5,5 mld di euro il debito complessivo del calcio italiano;
La Serie A è uno dei campionati più ‘anziani’ d’Europa. Premier League, Bundesliga, Ligue 1 e l’Eredivisie offrono tutte più spazio ai giovani. Da noi i direttori sportivi hanno paura. Con un debito collettivo da 5,5 miliardi di euro e perdite annuali che superano i 730 milioni, ogni sconfitta può costare cara: retrocessione, mancata qualificazione alle coppe, stipendi a rischio. In quel clima, il calciatore straniero già formato sembra una scommessa più sicura del ventenne del vivaio.
Il risultato? Ragazzi straordinari che fino ai 18 anni vincono tutto, e poi si ritrovano a girare in prestiti a caso, spesso all’estero, senza un progetto tecnico vero dietro.
Parallelamente si assiste al fenomeno della fuga all’estero: Calafiori all’Arsenal, Kayode al Brentford, Koleosho in Francia. Ragazzi che in Italia non trovavano spazio e sono esplosi appena hanno messo piede in campionati più meritocratici. La vera sfida sarà tenerli legati alla maglia azzurra.
LA MATERIA PRIMA C’È, ECCOME
Basta guardare cosa hanno fatto le nazionali giovanili negli ultimi tre anni:
- Europeo Under 19 – 2023 Vittoria 1-0 contro il Portogallo in finale a Malta. Primo titolo continentale dopo 20 anni.
- Europeo Under 17 – 2024 Sconfitto il Portogallo 3-0 a Cipro. Prima vittoria storica in questa categoria.
- Mondiale Under 17 – 2025 Bronzo storico in Qatar. Brasile sconfitto ai rigori (4-2). Il miglior risultato di sempre per l’Italia in questa competizione.
Non è fortuna. È un sistema di sviluppo giovanile che funziona, che si inceppa solo quando questi ragazzi devono fare il salto tra i professionisti adulti.
IL RELATIVE AGE EFFECT
Le categorie giovanili sono divise per anno solare. Un ragazzo nato a gennaio ha quasi 12 mesi di sviluppo fisico in più rispetto a uno nato a dicembre. Agli scout il ragazzo nato a gennaio sembra più forte, più veloce, ‘più pronto’. Viene selezionato. L’altro no. Non è talento, è biologia.
I dati della Serie A lo confermano: il 34% dei giocatori Under 21 è nato nel primo trimestre dell’anno, solo il 19% nell’ultimo. I nati a gennaio hanno quasi il doppio delle probabilità di arrivare in Serie A rispetto a quelli nati in autunno. Questo significa che stiamo scartando una quantità enorme di talenti potenziali semplicemente perché sono nati nel momento sbagliato dell’anno.
TARDI, MA MEGLIO DI NIENTE
La buona notizia è che qualcosa si sta muovendo. La Lega Pro (Serie C) ha introdotto la cosiddetta Riforma Zola: incentivi fino al 400% per i club che schierano giovani italiani, e obbligo, entro il 2028-29, di avere in rosa almeno otto giocatori formati nel proprio vivaio. Nel campionato Primavera l’età limite è stata alzata a Under 20 per dare più tempo ai ragazzi di maturare.
Tuttavia, non è la prima volta che si tenta una riforma di questo tipo: un piano analogo, promosso da Roberto Baggio, era stato introdotto nel 2011, ma fu completamente ignorato. Quindici anni dopo, stiamo ancora a parlare degli stessi problemi.
MIGLIORI GIOVANI TALENTI DEL CALCIO ITALIANO: I NOMI PER IL FUTURO
Nonostante le percezioni, il talento su cui investire per il futuro del calcio italiano è abbondante. Il dibattito pubblico spesso si concentra sulle mancanze, oscurando una realtà più ricca. È cruciale valorizzare queste risorse. Ecco i nomi su cui costruire l’Italia dei prossimi anni. Questa non è una lista esaustiva o definitiva, ma dimostra che la ricchezza di talenti è molto più ampia di quanto si creda.
PORTIERI
Tommaso Martinelli – 2006 · Sampdoria (prestito dalla Fiorentina)
Già in Serie B, è considerato tra i portieri più promettenti d’Europa. Ottimo con i piedi, vero portiere moderno.
Alessandro Nunziante – 2007 · Udinese
Debuttò tra i pro a 16 anni. 32 presenze e 9 clean sheet in Serie C prima che l’Udinese lo comprasse per 1,5 mln di euro.
Sebastiano Desplanches – 2003 · Pescara (prestito dal Palermo)
È diventato il primo italiano a vincere il Golden Glove, il premio per il miglior portiere del Mondiale Under 20.
DIFENSORI
Riccardo Calafiori – 2002 · Arsenal
Il punto di riferimento della difesa azzurra. Mancino totale: aggressivo, elegante, letale in avanti.
Giovanni Leoni – 2006 · Liverpool
Comprato dai Reds dopo una stagione a Parma. Infortunio al crociato all’esordio, ma il potenziale è enorme.
Pietro Comuzzo – 2005 · Fiorentina
Fisico imponente, tocco raffinato. Titolare in viola e già nel giro della Nazionale. Il difensore moderno che fa tutto.
Michael Kayode – 2004 · Brentford
17,5 milioni dalla Fiorentina. In Premier League domina la fascia destra con fisicità e intensità da top player.
CENTROCAMPISTI
Cesare Casadei – 2003 · Torino
Cresciuto al Chelsea, tornato in Italia a gennaio 2026 per 15M. Atletismo e visione del gol: il box-to-box che mancava.
Niccolò Pisilli – 2004 · Roma
Prodotto di Trigoria. Può fare tutto a centrocampo. Ha già esordito sia in Serie A che in Nazionale senza battere ciglio.
Giovanni Fabbian – 2003 · Fiorentina
La mezzala moderna per eccellenza: rompe il gioco e poi si inserisce in area. Comprato dalla Viola per 15,5 mln di euro.
ATTACCANTI
Francesco Camarda – 2008 · Lecce (prestito dal Milan)
Il fenomeno generazionale. Esordio record in Serie A a 15 anni, ha trascinato l’Under 17 sul tetto d’Europa. Il 9 che aspettavamo.
Pio Esposito -2005 · Inter
Centravanti fisico di manovra. L’Inter ha scelto di tenerlo in prima squadra: certificato di maturità conquistato sul campo.
Wilfried Gnonto – 2003 · Leeds United
Il più giovane marcatore nella storia azzurra. Un’arma tattica micidiale sugli esterni. La pressione non lo spaventa.
Luca Koleosho – 2004 · Paris FC
Rapidissimo, ambidestro, tra i migliori dribblatori Under 23 al mondo. Ha scelto l’azzurro rifiutando gli Usa.
Simone Pafundi – 2006 · Sampdoria
Tecnica pura cristallina. Il più giovane calciatore a debuttare in Nazionale A negli ultimi cento anni.
IL PROBLEMA INIZIA DAL DRIBBLING
Ma c’è anche un problema tecnico immediato, che si vede ad occhio nudo e che ha contribuito alla clamorosa eliminazione della Nazionale maggiore, la terza consecutiva per i Mondiali: l’Italia non riesce a saltare l’uomo. Nelle ultime due partite decisive contro Irlanda del Nord e Bosnia, gli azzurri hanno completato appena 6 dribbling su 27 tentati, mentre le avversarie ne hanno ottenuti 24. Due bosniaci da soli ne hanno fatti più di tutta la nostra Nazionale.
Non è un caso isolato. Guardando i migliori 200 dribblatori attivi nei top 5 campionati europei, di italiani se ne trovano solo 8, e nessuno è nei primi 50. La Spagna alla sua Nazionale porta 30 giocatori con quelle caratteristiche, la Francia 27, l’Inghilterra 20. Noi a malapena 2.
Parte di questo ha a che fare con il modulo, il 3-5-2 che non prevede trequartisti né esterni offensivi, che sono i ruoli che producono più dribbling in assoluto.
IL TALENTO C’È SEMPRE STATO
Il problema del calcio italiano non è mai stato l’assenza di talento. È stata, ed è tuttora, l’incapacità di trasformare quel talento in calciatori affermati a causa di logiche finanziarie a breve termine,il Relative age effect, e una resistenza al cambiamento che ha già fatto scartare un piano di riforma perfettamente costruito.
Da Camarda a Leoni, passando per Casadei e Pisilli, i nomi ci sono. La generazione c’è. Quello che serve, ora, è che il sistema abbia il coraggio di credere in loro.
