UN AEREO NATO PER RISOLVERE UN PROBLEMA IMPOSSIBILE
ROMA – C’è un aereo che ancora non vola, ma che ha già cambiato le prospettive industriali di intere regioni italiane. Si chiama WindRunner ed è destinato a diventare il più grande velivolo cargo mai costruito al mondo. Ideato dalla startup americana Radia, fondata nel 2016 da Mark Lundstrom, professore al MIT di Boston ed esperto di energie rinnovabili,il progetto ha scelto l’Italia come cuore della sua produzione europea.
Tutto parte da una sfida logistica apparentemente insuperabile. Le turbine eoliche di nuova generazione devono essere costruite con pale sempre più lunghe: fino a 105 metri, un pezzo unico, non smontabile. Nessun camion può percorrere strade con simili dimensioni, le navi non arrivano dove servono, gli elicotteri non reggono 72 tonnellate. La soluzione? Progettare un aereo completamente nuovo, dalle dimensioni mai viste nella storia dell’aviazione. WindRunner è quella soluzione: un cargo a caricamento frontale che trasporta pale eoliche direttamente dal sito di produzione ai cantieri di tutto il mondo, incluse le aree più remote. Secondo le stime di Radia, questo approccio potrebbe ridurre i costi dell’energia eolica di circa il 35%, con turbine capaci di generare fino al 20% di energia in più rispetto a quelle attuali.
LE DIMENSIONI RECORD
WindRunner è lungo 108 metri, contro i circa 70 di un Boeing 747, con un’apertura alare di 80 metri e un’altezza di 24 metri, equivalente a un palazzo di otto piani. Il volume di carico è dodici volte superiore a quello di un 747. Può trasportare oggetti lunghi fino a 105 metri e pesanti fino a 72 tonnellate, raggiungere i 740 km/h (Mach 0,6) e coprire circa 2.000 chilometri a pieno carico. Sorprende anche la sua versatilità: nonostante le dimensioni, può decollare in appena 1.800 metri e atterrare su piste non asfaltate, persino allestite direttamente sui cantieri eolici.
PERCHÉ L’ITALIA? LA RISPOSTA È NELLA FILIERA
La scelta non è casuale. Radia ha individuato in Italia una filiera aeronautica matura: Leonardo, si occuperà della costruzione della fusoliera; Magnaghi Aerospace realizzerà il sistema dei carrelli di atterraggio; per le ali la spagnola Aernnova, mentre partner olandesi e britannici completano la filiera internazionale.
Il progetto è supportato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha siglato un Memorandum nell’ambito della ZES Unica (Zona Economica Speciale), con agevolazioni fiscali e procedure semplificate. A livello internazionale, il Congresso degli Stati Uniti ha inserito WindRunner nel National Defense Authorization Act (NDAA), riconoscendone il valore strategico per la sicurezza nazionale americana.
PUGLIA, CAMPANIA E CALABRIA PROTAGONISTE
L’impatto più concreto si misura sul territorio. Tre regioni del Mezzogiorno sono chiamate a diventare protagoniste di una nuova stagione industriale in un settore, l’aerospazio, tradizionalmente concentrato nel Nord Europa e negli Stati Uniti.
Puglia – Assemblaggio finale. Lo stabilimento di Grottaglie (Brindisi), oggi in difficoltà per il calo di commesse Boeing, diventerà il centro di assemblaggio del WindRunner. Un rilancio atteso da anni per un’area con una tradizione aeronautica consolidata.
Campania – Componentistica. Fusoliera e carrelli verranno prodotti in Campania, con il coinvolgimento diretto di Leonardo e Magnaghi Aerospace, mobilizzando PMI aeronautiche e ingegneria avanzata in tutta la regione.
Calabria – Formazione. Radia prevede la nascita di centri di formazione per formare ingegneri, tecnici specializzati e operatori qualificati per le attività di produzione e manutenzione del progetto.
Sul fronte occupazionale, Radia stima oltre 4.000 posti di lavoro in Europa, con una quota significativa in Italia diventando un’opportunità concreta per giovani talenti in regioni che da troppo tempo vedono i propri profili qualificati emigrare verso il Nord Europa.
NON SOLO PALE EOLICHE: LE APPLICAZIONI STRATEGICHE
WindRunner nasce per l’eolico, ma le sue caratteristiche lo rendono uno strumento straordinariamente versatile. Satelliti, segmenti di razzi, sistemi radar, veicoli blindati, macchinari industriali fuori misura: tutto ciò che oggi richiede soluzioni logistiche complesse potrebbe un giorno salire a bordo. Non sorprende che il Pentagono abbia mostrato interesse diretto per il progetto come risorsa per la logistica militare. Anche le missioni umanitarie potrebbero beneficiarne: portare aiuti in aree colpite da catastrofi naturali, raggiungibili solo per via aerea.
LA TABELLA DI MARCIA VERSO IL 2029
Il piano industriale è preciso. La produzione è attesa per il 2029, con le prime consegne nel 2030. L’obiettivo è costruire cinque aerei l’anno, per un totale di 120 unità operative. I mercati di riferimento sono il Nord Africa e l’Oriente, dove gli investimenti nelle rinnovabili crescono a ritmi sostenuti e la carenza di infrastrutture rende WindRunner uno strumento indispensabile.
Radia ha già raccolto circa 100 milioni di dollari da investitori privati, tra cui LS Power e ConocoPhillips, ed è riconosciuta dal World Economic Forum tra i Global Unicorns. A guidare Radia Italia è Giuseppe Giordo, ex amministratore delegato di Alenia e già direttore generale della divisione navi militari di Fincantieri: un profilo che conferma la serietà industriale del progetto.
