ROMA – La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna a sei anni di reclusione per il calciatore Manolo Portanova, accusato di violenza sessuale di gruppo. I giudici di secondo grado hanno ribadito la sentenza emessa dal Tribunale di Siena, rigettando il ricorso presentato dalla difesa del giocatore, attualmente in forza alla Reggiana.
I FATTI E LA SENTENZA
La vicenda risale alla notte tra il 30 e il 31 maggio 2021, quando una ragazza, all’epoca 22enne, denunciò di aver subito abusi in un appartamento del centro di Siena da parte del calciatore e di altre tre persone. Secondo la ricostruzione processuale, la giovane aveva acconsentito a un rapporto con il solo Portanova, opponendo poi un netto e reiterato rifiuto all’aggressione di gruppo. Decisivi per l’inchiesta sono stati anche i video e i messaggi recuperati dai telefoni cellulari degli indagati.
Insieme a Portanova, la Corte ha confermato la condanna a sei anni anche per lo zio del calciatore, Alessio Langella. Per la stessa vicenda è già arrivata la condanna definitiva per il fratello minore del giocatore, William, mentre per un quarto uomo, Alessandro Cappiello, il processo prosegue con rito ordinario.
LE REAZIONI
«È finito un incubo», è stato il commento della vittima riportato dal suo legale, l’avvocato Jacopo Meini. Di parere opposto Portanova, che ha ribadito la propria innocenza ai cronisti fuori dall’aula: «È assurdo, sono cinque anni che vivo una situazione incredibile. Non mi fermerò perché credo nella giustizia». La difesa ha già annunciato il ricorso in Cassazione.
Soddisfazione è stata espressa anche dalle parti civili, tra cui l’associazione “Donna chiama donna”, che ha sottolineato l’importanza di non sottovalutare casi di violenza anche quando coinvolgono personaggi pubblici. Polemico il padre del calciatore, Daniele Portanova: «Mio figlio è diventato un bersaglio».
IL FUTURO SPORTIVO
Nonostante la pesante condanna, la Reggiana ha scelto finora di non adottare provvedimenti disciplinari, lasciando il giocatore a disposizione del club in attesa del giudizio definitivo. Resta però pendente la richiesta di radiazione avanzata dalla Procura Generale dello Sport, che potrebbe mettere fine alla carriera del centrocampista qualora la sentenza diventasse irrevocabile.
