Il consumo di cannabis in adolescenza rallenta lo sviluppo cognitivo

La Cannabis non è tutta uguale e non sempre è “innocua” come molti pensano. Un nuovo studio su oltre 11mila ragazzi mostra che l’uso in adolescenza può rallentare memoria e apprendimento

ROMA – Cannabis Sì, cannabis no? un dibattito che ormai dura decenni. Qual è allora l’elemento di novità? Il recente studio condotto dall’Università della California di San Diego sugli effetti indesiderati. La ricerca evidenzia un’associazione tra l’uso di cannabis in età adolescenziale e un rallentamento nello sviluppo cognitivo, con effetti su memoria, attenzione e capacità di elaborazione; per non parlare dell’amplificazione di stati d’animo come ansia e rabbia.

DETTAGLI E RISPOSTE ALLO STUDIO 

La ricerca, pubblicata sulla rivista Neuropsychopharmacology,ha analizzato i dati di oltre 11.000 giovani coinvolti nella Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD) Study, il più grande studio sullo sviluppo cerebrale negli Stati Uniti. I partecipanti sono stati suddivisi in fasce d’età, dai 9-10 anni fino ai 16-17 anni, combinando test cognitivi con dati sull’uso di sostanze, verificati anche tramite analisi biologiche (capelli, urina e saliva).

I risultati mostrano che gli adolescenti che fanno uso di cannabis presentano una crescita generalmente più lenta delle capacità cognitive rispetto ai coetanei non consumatori.Rallentamento che influisce sui progressi di memoria, linguaggio, attenzione e velocità di elaborazione.

LE QUANTITÀ EFFETTIVE CHE DANNO PROBLEMI A LIVELLO COGNITIVO

Lo studio non individua una soglia precisa di consumo “sicura” o “critica”, ma evidenzia che l’uso durante l’adolescenza indipendentemente da un uso occasionale o frequente è inevitabilmente associato a un rallentamento dello sviluppo cognitivo.Non si fa quindi riferimento tanto ad una quantità specifica bensì alla precocità con cui si inizia a farne uso. 

DIFFERENZE RILEVATE TRA CBD THC NELLO STUDIO

Nonostante questo, è importante fare una separazione tra i due principali componenti della cannabis: THC(tetraidrocannabinolo) che è il principale composto psicoattivo ed l’indicatore principale responsabile degli effetti negativi osservati nello studio, e il CBD (cannabidiolo) che invece differisce per il fatto di non avere effetti psicoattivi:cioè non induce euforia né alterazioni percettive tipiche dello “sballo”Questo quindi rafforza l’idea ch e impatti sul cervello dipendono dalla composizione della sostanza, e non dalla cannabis in maniera assoluta.

ANSIA E THC/CBD

Oltre agli effetti cognitivi, il THC è associato anche a un possibile aumento dell’ansia, soprattutto nei più giovani e nei soggetti predisposti. Questo dato sottolinea e “smonta”uno dei luoghi più comuni sul consumo della cannabis… fumare uno spinello per“rilassarsi” può quindi dare l’effetto completamente opposto favorendo agitazione generale , paranoie e pensieri negativi. Diversa la questione del CBD legato agli d’ansia: motivo per il quale il CBD, negli ultimi anni ha preso sempre più piede tra i giovani. A differenza del THC, il CBD non è psicoattivo e non attiva direttamente i recettori cerebrali legati a euforia o’alterazioni percettive; al contrario agisce su diversi sistemi quali, recettori della serotonina ( che regolano l’umore ) e il sistema cannabinoide.Per questo motivo, in diversi studi sperimentali il CBD ha mostrato un potenziale effetto ansiolitico, cioè di riduzione dell’ansia, soprattutto in situazioni di stress acuto.