ROMA – L’Italia sta vivendo una vera e propria esplosione della medicina estetica. Nel 2024, le procedure iniettabili effettuate nel nostro Paese hanno superato quota 760mila, un dato che racconta una trasformazione profonda nel rapporto degli italiani con il proprio aspetto fisico.
I numeri parlano chiaro: gli interventi con tossina botulinica sono passati da 194.335 a 316.385, con una crescita del 62,8%, mentre i filler a base di acido ialuronico hanno registrato un’impennata ancora più marcata, da 190.606 a 430.598 trattamenti, pari a un incremento del 125,9%. Il filler si conferma così il segmento più dinamico dell’intero settore.
Dietro a questi numeri c’è un cambiamento culturale rilevante: ciò che una volta era appannaggio esclusivo di attori e vip è diventato accessibile, economicamente e psicologicamente, a una platea sempre più ampia. Ritocchi veloci, quasi indolori, spesso pubblicizzati sui social come routine di bellezza ordinaria.
IL RUOLO DEI SOCIAL: LIKE, FILTRI E IL MITO DELLA PERFEZIONE
Una parte significativa di questa crescita si spiega guardando agli schermi dei nostri smartphone. Instagram, TikTok e YouTube hanno trasformato i trattamenti estetici in contenuti di intrattenimento: influencer che mostrano le siringhe prima e dopo, tutorial di “glow-up”, reel in cui il filler alle labbra viene presentato alla stregua di un cambio di rossetto. Il risultato è una banalizzazione sistematica di procedure che, per legge e per natura, restano atti medici.
I filtri digitali, che snelliscono il naso, ingrandiscono gli occhi, levigano la pelle in tempo reale, hanno poi creato un nuovo standard estetico irraggiungibile nella realtà, alimentando in molti, soprattutto tra i più giovani, una percezione distorta del proprio aspetto. I dermatologi parlano ormai apertamente di “dismorfia da selfie”: una condizione in cui il confronto continuo con immagini filtrate spinge a ricercare attraverso i trattamenti etetici ciò che un algoritmo può offrire in un clic.
LA VOCE DEI MEDICI: “SONO ATTI MEDICI, NON TRATTAMENTI ESTETICI”
La risposta degli specialisti è inequivocabile. Il tema è stato al centro del 99° congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (Sidemast), svoltosi a Rimini. In quell’occasione, Nicola Zerbinati, ordinario di dermatologia all’Università degli Studi dell’Insubria-Varese, ha sottolineato che le procedure iniettive sono veri e propri atti medici, che richiedono diagnosi, conoscenza approfondita dell’anatomia e formazione specifica. La sicurezza del paziente dipende dalla corretta indicazione del trattamento e dalla capacità di prevenire e gestire le complicanze.
Il rischio principale non è tanto nella procedura in sé, quanto in chi la esegue e in quale contesto. Centri estetici non autorizzati, operatori privi di qualifiche mediche, prodotti non certificati: sono questi gli scenari che preoccupano la comunità dermatologica. Le complicanze sono nella maggior parte dei casi lievi e transitorie, come edemi ed ecchimosi, ma esistono rari casi in cui le condizioni di sicurezza non vengono rispettate, e anche un intervento apparentemente rapido e indolore può comportare complicazioni.
COSA FARE PRIMA DI PRENOTARE
Prima di sottoporsi a qualsiasi trattamento iniettivo, è fondamentale rivolgersi esclusivamente a medici specializzati, dermatologi o chirurghi plastici, verificare che la struttura sia in regola e che i prodotti utilizzati siano approvati. Il desiderio di piacersi è legittimo, ma la sicurezza non si improvvisa.
