NBA sotto shock, muore a 29 anni la stella dei Memphis Grizzlies

Il cestista canadese, alle prese con una serie di infortuni nelle ultime stagioni, è stato trovato senza vita nella sua abitazione in California. Si indaga per possibile overdose

ROMA — La Nba e il mondo del basket sono in lutto per la morte di Brandon Clarke, scomparso all’età di 29 anni. La notizia è stata confermata nella notte dai Memphis Grizzlies, la sua squadra, attraverso un comunicato ufficiale, senza rendere note le cause del decesso. 

Clarke, nato a Vancouver il 19 settembre 1996, è stato trovato senza vita lunedì 12 maggio nella sua abitazione nella San Fernando Valley, zona residenziale a nord-ovest di Los Angeles. I vigili del fuoco sono intervenuti dopo una chiamata al 911 poco dopo le 17 ora locale: all’arrivo dei paramedici, era già deceduto. Secondo quanto riferito dall’emittente NBC4 Los Angeles, nell’abitazione sarebbero stati trovati strumenti compatibili con il consumo di sostanze stupefacenti. Le autorità hanno aperto un’indagine per possibile overdose e disposto un’autopsia per accertare le circostanze della morte.

LA CARRIERA

Clarke aveva trascorso tutti i suoi sette anni da professionista con i Grizzlies. Scelto al 21° posto nel Draft NBA 2019 dagli Oklahoma City Thunder, fu immediatamente ceduto a Memphis, franchigia con cui avrebbe disputato l’intera carriera. Il primo anno fu subito da protagonista: chiuse la stagione da rookie con 12,1 punti e 5,9 rimbalzi di media, conquistando un posto nell’NBA All-Rookie First Team.

Nel corso delle sette stagioni in NBA, Clarke collezionò 309 presenze con la maglia di Memphis, affermandosi come uno dei giocatori più apprezzati dello spogliatoio per professionalità e spirito di sacrificio. La rottura del tendine d’Achille sinistro nel marzo del 2023 fu il colpo più duro: nelle tre stagioni successive riuscì a scendere in campo solo 72 volte su 246 partite disputate dalla squadra. In quella appena conclusa aveva giocato soltanto due volte, fermato da un problema al polpaccio.

Prima del professionismo, Clarke aveva giocato al college alla San Jose State University in California e poi all’Università di Gonzaga nello stato di Washington, dove nella stagione 2018-19 aveva contribuito a trascinare la squadra fino agli Elite Eight del torneo universitario.

L’ARRESTO DI APRILE

Poco più di un mese fa, Clarke era stato fermato dalla polizia in Arkansas, stato confinante con il Tennessee, dove si trova Memphis, la città in cui viveva e giocava. Il fermo era avvenuto per eccesso di velocità. Durante il controllo, le forze dell’ordine avevano trovato in suo possesso del kratom, una sostanza vegetale usata come analgesico alternativo: legale in Tennessee, ma non in tutti gli stati americani. Clarke era stato rilasciato su cauzione il giorno dopo. 

L’IMPEGNO SOCIALE E LA FONDAZIONE

Oltre all’attività sportiva, Clarke si era distinto per un profondo impegno civico. Nel 2025 aveva fondato la Brandon Clarke Foundation, un’organizzazione dedicata all’assistenza delle famiglie meno abbienti di Memphis . Chi ha avuto modo di collaborare con lui lo ricorda come una figura sempre presente, pronta a offrire supporto diretto e personale a chiunque ne avesse bisogno.

CORDOGLIO E COMMOZIONE

I Memphis Grizzlies hanno espresso il proprio dolore in una nota ufficiale: “Siamo distrutti dalla perdita di Brandon. Era un compagno esemplare e un uomo straordinario; il suo contributo alla nostra comunità rimarrà indelebile.”

Adam Silver, commissario NBA, lo ha ricordato come “un leader amato, che ha giocato con enorme passione e grinta”. Kyle Anderson, ex compagno di squadra oggi ai Minnesota Timberwolves, ha scritto sui social: “Era il mio fratello. Ti voglio bene. Fa troppo male.” L’agenzia che lo rappresentava, Priority Sports, lo ha descritto come “l’anima più gentile, il primo a esserci per gli amici e la famiglia.”

Le indagini sono ancora in corso.