Scaffali, camerini e amici: la Gen Z ha riscoperto il negozio. E Amazon può aspettare

Tre giovani su quattro preferiscono ancora il punto vendita fisico all'e-commerce. Il centro commerciale non è morto ,è diventato un luogo sociale

ROMA – Erano la generazione che avrebbe ucciso i negozi. Quelli che ordinavano tutto online, che non avevano mai sentito il profumo di una libreria o fatto la fila alla cassa. Eppure, qualcosa non torna.

Secondo l’Osservatorio Giovani & Retail 2026 di Skuola.net e Federdistribuzione, condotto su un campione di 1.000 ragazzi tra i 17 e i 25 anni, oltre il 75% dei giovani preferisce ancora acquistare direttamente in negozio e no, non è un errore di stampa. La generazione nata con lo smartphone in mano sceglie il negozio fisico e lo fa con convinzione.

IL CENTRO COMMERCIALE COME PIAZZA DEL PAESE

Il punto è che per la Gen Z il negozio non è semplicemente il posto dove si compra. È il posto dove si sta. Il 24% dei giovani frequenta negozi e centri commerciali spesso, e il 51% occasionalmente, semplicemente per passare il tempo con gli amici.

Detto in parole povere: il centro commerciale del 2026 è la nuova “piazzetta sotto casa”. Si va per socializzare, per guardarsi intorno, per sentirsi parte di qualcosa. L’acquisto, a volte, è quasi un pretesto.

DIPENDE DA COSA COMPRI

Certo, non tutto finisce nel carrello fisico. La Gen Z sa benissimo quando conviene il click e quando conviene il camerino. Si preferisce il negozio per comprare abbigliamento (70%), generi alimentari (62%) e prodotti cosmetici e per la cura della persona (44%). Si opta invece per l‘online per hobby e tempo libero (52%), abbigliamento (48%) e tecnologia ed elettronica (38%).

Una strategia ibrida, precisa e tutt’altro che casuale. Sanno esattamente dove trovare il prezzo migliore e dove invece vogliono toccare con mano prima di decidere.

OPINION LEADER DOMESTICI

C’è un dettaglio che sorprende ancora di più: i giovani non influenzano solo i propri acquisti, ma anche quelli di tutta la famiglia. Circa 7 su 10 affermano di incidere abbastanza (51%) se non addirittura molto (18%) sugli acquisti familiari, sia per i canali di rifornimento che per i prodotti da scegliere. Il 25% consiglia spesso ai genitori negozi o brand che ha sperimentato.

E i genitori, per una volta, stanno a sentire.