Mondiali 2026: il caldo è il vero avversario?

I Mondiali del 2026 si avvicinano e, oltre alle sfide sul campo, c'è un avversario in più che potrebbe mettere a dura prova giocatori e tifosi: il caldo estremo. Un nuovo studio ha lanciato l'allarme: una partita su quattro potrebbe giocarsi in condizioni di calore pericoloso. E no, non stiamo parlando di un po' di sudore in più, ma di rischi seri per la salute

ROMA — L’11 giugno prenderanno il via i Mondiali 2026 allo stadio Azteca di Città del Messico. Ma oltre alla competizione in campo, il torneo potrebbe dover affrontare un’altra sfida: il caldo estremo. Un’analisi del World Weather Attribution (Wwa), gruppo internazionale che studia il legame tra cambiamento climatico ed eventi estremi, stima che circa 26 delle 104 partite previste tra Stati Uniti, Messico e Canada potrebbero disputarsi oltre la soglia di rischio termico indicata dalla Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori. In almeno cinque casi, il livello di stress da calore potrebbe raggiungere valori per cui il rinvio delle gare sarebbe raccomandato. Nel 1994, quando i Mondiali si giocarono negli stessi Stati Uniti, le partite a rischio erano 21: il confronto rende evidente quanto il clima sia cambiato in trent’anni.

IL TERMOMETRO CHE CONTA DAVVERO

Per valutare il rischio, i ricercatori non guardano solo alla temperatura dell’aria. Il parametro utilizzato è il Wbgt (Wet Bulb Globe Temperature), indice che combina temperatura, umidità, vento e radiazione solare per stimare quanto il corpo umano riesca effettivamente a dissipare il calore durante uno sforzo intenso.

Secondo le linee guida Fifpro, sopra i 26°C Wbgt dovrebbero essere introdotte pause obbligatorie per raffreddamento e idratazione; oltre i 28°C il rinvio o la sospensione della partita diventano raccomandazioni concrete. La Fifa applica invece soglie più elevate: le pause di raffreddamento diventano obbligatorie solo a 32°C Wbgt, una differenza che alcuni scienziati coinvolti nello studio definiscono insufficiente per uno sport ad alta intensità come il calcio professionistico.

STADI, ORARI E UNA VARIABILE DIFFICILE DA IGNORARE

Il problema non riguarda solo il clima, ma anche l’organizzazione delle gare. Molte partite sono programmate nelle ore centrali della giornata, fascia in cui temperatura percepita e umidità possono aumentare rapidamente il rischio di stress termico.

Su 16 stadi coinvolti nel torneo, solo tre sono dotati di aria condizionata: quelli di Dallas, Houston e Atlanta. Tutti gli altri si affidano a coperture parziali o restano completamente esposti. Delle 26 partite a rischio, 17 si svolgeranno comunque in impianti con sistemi di raffreddamento, il che riduce il pericolo all’interno degli stadi. Il problema principale resta però un altro: molte gare sono programmate nelle ore più calde del giorno, aumentando in modo prevedibile l’esposizione per giocatori, tifosi e tutto il personale presente.

Le aree considerate più esposte includono alcune città degli Stati Uniti meridionali e del Messico, dove le estati combinano caldo elevato e umidità persistente: tra queste Miami, Dallas, Houston, Atlanta, Monterrey e Città del Messico. Anche la finale prevista il 19 luglio al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, presenta una probabilità di circa uno su otto di svolgersi sopra i 26°C WBGT e di circa il 2,7% di superare la soglia dei 28°C.

COSA CHIEDONO RICERCATORI E CALCIATORI ALLA FIFA

Tra le principali richieste avanzate dagli autori dello studio e da Fifpro: spostare più partite nelle fasce serali, definire protocolli chiari per rinvii o posticipi dovuti al caldo estremo, uniformare le soglie di sicurezza adottate nelle competizioni internazionali e aumentare le infrastrutture di raffreddamento per atleti e tifosi.

Friederike Otto, professoressa di scienze climatiche all’Imperial College di Londra e tra le voci più note negli studi di attribuzione climatica, ha sottolineato come i risultati evidenzino la necessità di ripensare la pianificazione dei grandi eventi sportivi nelle regioni più vulnerabili, aggiungendo che anche i tifosi, esposti all’esterno senza assistenza medica dedicata, sono a rischio concreto. Joyce Kimutai, ricercatrice dello stesso istituto, ha evidenziato il pericolo reale che alcune partite possano disputarsi in condizioni non ottimali per la sicurezza.

La Fifa ha dichiarato di essere impegnata nella tutela della salute di giocatori, arbitri e staff, annunciando pause di raffreddamento durante le partite e misure aggiuntive per mitigare l’esposizione al calore. Al momento, però, non risultano modifiche ufficiali alle soglie utilizzate per interrompere o rinviare gli incontri.

UN PROBLEMA CHE VA OLTRE IL MONDIALE 2026

Lo studio non guarda soltanto al prossimo torneo. Gli autori sostengono che l’aumento delle temperature potrebbe trasformare il caldo estremo in una variabile strutturale per i grandi eventi sportivi futuri, dai Mondiali del 2030 in Marocco, Spagna e Portogallo fino alle competizioni previste nei decenni successivi. Nel dibattito emergono anche critiche più ampie sul rapporto tra sport globale, sostenibilità e sponsorizzazioni legate ai combustibili fossili: un tema destinato a crescere man mano che gli eventi climatici estremi diventano più frequenti.