ROMA — Sul palco della cerimonia di laurea, Eric Schmidt ha provato a ispirare. Dalla platea, i neolaureati dell’Università dell’Arizona hanno risposto con i fischi.
Il 17 maggio, l’ex amministratore delegato di Google, alla guida dell’azienda dal 2001 al 2011, si è presentato all’ateneo di Tucson per parlare di intelligenza artificiale alla classe di laurea del 2026. Il risultato è stato uno degli episodi più discussi della stagione universitaria americana: un dirigente tra i più influenti della Silicon Valley sommerso dalle contestazioni nel giorno in cui i ragazzi avrebbero dovuto festeggiare.
IL DISCORSO E I FISCHI
Schmidt aveva aperto il suo intervento ripercorrendo la storia del computer, dal 1982, quando la rivista Time lo aveva messo in copertina come “Persona dell’anno“, fino allo smartphone, a Internet, ai social media. Quando è arrivato a parlare con entusiasmo dell’intelligenza artificiale come nuova trasformazione tecnologica, è stato sommerso da bordate di fischi.
Ha provato a placare gli animi: “So cosa provate. C’è la paura, nella vostra generazione, che il futuro sia già stato scritto, che le macchine stiano arrivando e che i posti di lavoro stiano evaporando.” Poi il messaggio centrale: “La questione non è se l’ia plasmerà il mondo. Lo farà. La questione è se sarete voi ad averla plasmata.” Non è bastato. La platea ha letto le sue parole non come apertura, ma come conferma di un destino già deciso da altri.
UN EPISODIO NON ISOLATO
Qualche giorno prima, l’8 maggio, Gloria Caulfield, dirigente del settore immobiliare invitata alla cerimonia dell’Università della Florida Centrale, aveva vissuto una scena analoga: dopo aver proclamato che “l’ascesa dell’intelligenza artificiale è la prossima rivoluzione industriale”, era stata interrotta dalle contestazioni dei laureati in arti e comunicazione, settori tra i più esposti all’ia generativa. Caulfield era rimasta visibilmente scioccata.
Il fenomeno non si ferma qui. Alla Duke University, un discorso di un noto ospite è stato interrotto dai cori degli studenti dopo che ampie parti del testo erano risultate generate con Chatgpt. Alla University of Michigan, centinaia di neolaureati hanno voltato le spalle al palco dopo un passaggio percepito come privo di empatia.
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UN’ANSIA CRESCENTE NEL MERCATO DEL LAVORO
Le reazioni studentesche non sono esplosioni irrazionali. Hanno una base statistica precisa. Secondo una ricerca del portale ZipRecruiter, circa il 47% dei neolaureati afferma che l’intelligenza artificiale ha già influenzato le assunzioni nel proprio settore, e quasi il 51% di chi si sta per laureare ritiene che l’ia ridurrà il numero di posti disponibili per chi è in possesso di titoli di studio elevati.
Alcune aziende, tra cui Ibm e Klarna, hanno già ridotto team di customer support, copywriting e sviluppo software per profili junior dopo l’introduzione di strumenti di ia generativa. A rendere ancora più amara la pillola, il fatto che queste riduzioni vengano annunciate dagli stessi dirigenti che poi salgono sul palco a parlare di opportunità. Un recente sondaggio del Pew Research Center ha rivelato che molti americani sono più preoccupati che entusiasti del ruolo crescente dell’ia nella vita quotidiana e nell’economia.
IL PARADOSSO DELLA GENERAZIONE Z
I giovani non stanno protestando contro la tecnologia in sé, che usano meglio di chiunque altro, ma contro la mancanza di autenticità. In un mondo sempre più saturo di contenuti sintetici, il valore delle parole umane, imperfette ma reali, è percepito come sempre più prezioso.
I fischi mostrano quanto il dibattito sull’intelligenza artificiale si sia ormai spostato dalla dimensione tecnica a quella sociale. Non basta più dire “la tecnologia creerà nuove opportunità”: una parte crescente della popolazione vuole capire chi perderà potere, chi perderà lavoro e chi controllerà gli strumenti.
I discorsi di laurea sono sempre stati il momento in cui una generazione ascolta da chi è arrivato prima di lei come andrà il mondo. Stavolta, per la prima volta, è la generazione in ascolto ad avere più chiaro il problema di chi parla dal podio.
