Bali inasprisce i controlli sugli influencer: stop ai soggiorni gratuiti in cambio di contenuti

Un post sponsorizzato, un soggiorno gratis, qualche reel tra le risaie. Fino a ieri era la formula più collaudata del turismo digitale a Bali. Ora quelle stesse collaborazioni potrebbero costare la deportazione

ROMA – Le autorità indonesiane hanno avviato, dall’aprile 2026, una stretta senza precedenti contro i creator stranieri che svolgono attività legate ai social media sull’isola con un semplice visto turistico. L’obiettivo è preciso: qualsiasi attività che generi un vantaggio economico, anche senza un compenso in denaro, viene classificata come lavoro. E il lavoro, senza i permessi adeguati, è illegale.

COSA CAMBIA CONCRETAMENTE

La nuova politica colpisce in modo diretto le collaborazioni in baratto: un soggiorno gratuito in hotel in cambio di promozione sui social, uno shooting fotografico per un brand locale, una performance da DJ non retribuita ma con vitto e alloggio inclusi. Anche gli accordi formalmente descritti come “regali”, “collaborazioni” o “scambi” possono essere trattati come compensi a tutti gli effetti.

È consentito, invece, scattare foto e girare video per uso personale o per un profilo social privato e non commerciale. La stretta non tocca il turista comune che pubblica la propria vacanza: si concentra su chi trasforma il viaggio in attività professionale.
La logica dietro la misura è esplicita: se un fotografo o un’agenzia locale avrebbero potuto essere assunti per produrre quegli stessi contenuti promozionali, il creator straniero sta sottraendo lavoro a un cittadino indonesiano e aggirando il sistema fiscale locale. Una pratica che Bali ha deciso di non tollerare più.

IL SISTEMA DI SORVEGLIANZA

Per far rispettare le nuove norme è stata attivata un’unità speciale dell’immigrazione che opera sia nelle principali aree turistiche sia attraverso il monitoraggio attivo delle piattaforme social. Gli agenti tracciano geolocalizzazioni, analizzano didascalie promozionali e contattano direttamente i titolari di hotel, ristoranti e attività locali per verificare gli accordi stipulati con i creator stranieri. I controlli non avvengono solo alla frontiera, ma su tutto il territorio dell’isola. Secondo quanto riferito dalle autorità, decine di persone sono già state fermate nelle prime settimane di applicazione.

Le sanzioni previste includono multe, revoca del visto, detenzione temporanea, espulsione e, nei casi più gravi, divieto permanente di reingresso in Indonesia.

L’ALTERNATIVA REGOLARE

Chi intende lavorare da remoto sull’isola ha a disposizione un’opzione legale: il visto E33G per lavoratori da remoto, pensato specificamente per chi opera per aziende con sede fuori dall’Indonesia. Per i creator che collaborano con brand locali o producono contenuti commerciali, sarà invece necessario un permesso di lavoro specifico.

Le nuove regole non chiudono le porte agli influencer, ma chiedono che il visto in tasca corrisponda alle attività svolte. Un cambiamento che ridisegna le regole di un mercato che aveva prosperato proprio nell’assenza di regole.