ROMA – La domanda è semplice, la risposta ancora no: gli esseri umani possono riprodursi nello spazio? Per provare a rispondersi, la Cina ha portato per la prima volta nella storia degli embrioni umani sintetici a bordo di una stazione orbitale.
I campioni, ottenuti da cellule staminali umane, sono stati consegnati alla stazione spaziale Tiangong dalla missione cargo Tianzhou-10 l’11 maggio. Non si tratta di embrioni veri: queste strutture imitano le prime fasi dello sviluppo embrionale, ma non sarebbero in grado di svilupparsi in esseri umani nemmeno se venissero impiantate in un utero.
IL PROGETTO E I SUOI OBIETTIVI
Il responsabile scientifico dell’esperimento, Yu Leqian, professore e ricercatore presso il Laboratorio nazionale di biologia delle cellule staminali e riproduttiva dell’Istituto di zoologia dell’Accademia cinese delle scienze, ha spiegato che l’obiettivo principale è studiare l’impatto della gravità, e della sua assenza, sullo sviluppo embrionale precoce, in preparazione a un’eventuale colonizzazione umana al di fuori della Terra.
Gli embrioni sono stati lasciati crescere per cinque giorni, poi congelati, e saranno riportati a Terra per l’analisi. In parallelo, un gruppo di controllo identico è stato coltivato e congelato sulla Terra, per confrontare i risultati.
COSA SONO QUESTI “EMBRIONI SINTETICI”
Le strutture usate nell’esperimento non sono embrioni fertilizzati. Sono modelli embrionali sintetici, noti in biologia dello sviluppo come blastoid o embrioid: costrutti di cellule staminali indotte ad auto-organizzarsi in strutture che assomigliano a una blastocisti umana, la forma che normalmente assume l’embrione attorno al quinto giorno dopo la fecondazione. Questa distinzione ha anche un peso regolatorio: utilizzare embrioni umani veri nello spazio incontrerebbe barriere etiche e legali significative nella maggior parte dei Paesi.
I PRECEDENTI CON GLI ANIMALI
Alcuni esperimenti condotti in precedenza sugli animali avevano dato risultati incoraggianti. Nel 2016, scienziati cinesi erano riusciti a far sviluppare embrioni di topo nello spazio fino allo stadio di blastocisti, il momento in cui l’embrione è pronto per impiantarsi nell’utero. Nel 2023, ricercatori giapponesi avevano replicato il risultato, scoprendo però che in microgravità la probabilità di raggiungere quello stadio era circa la metà rispetto alla Terra.
PERCHÉ QUESTA RICERCA È URGENTE
Qualsiasi missione con equipaggio verso Marte comporterebbe sei-nove mesi di viaggio in ciascuna direzione, con esposizione costante alla microgravità e a radiazioni elevate. Se la riproduzione umana avvenisse mai nello spazio profondo, le conseguenze fisiologiche sono oggi del tutto sconosciute.
Yu Leqian non ha lasciato spazio all’ambiguità: “Questa è la nostra prima risposta alle domande: gli esseri umani possono sopravvivere e riprodursi nello spazio? Spero che la risposta sia sì.”
