Le zanzare si adattano ai repellenti: cosa dice la nuova ricerca

Le zanzare imparano dall’esperienza: il repellente può perdere efficacia se usato in modo discontinuo

ROMA – Le zanzare sanno imparare. E questa capacità, finora sottovalutata, potrebbe cambiare il modo in cui usiamo i repellenti. Una ricerca pubblicata sul Journal of Experimental Biology dimostra che gli insetti sono in grado di associare l’odore del Deet, il principio attivo più diffuso negli spray in commercio, a una fonte di cibo, a condizione di averlo incontrato mentre si nutrivano. Non è il repellente a diventare attrattivo: è il meccanismo di apprendimento della zanzara a essere molto più sofisticato di quanto si credesse.

LO STUDIO E IL MECCANISMO

Il lavoro è frutto della collaborazione tra Clément Vinauger, professore associato al Virginia Tech, e Claudio Lazzari dell’Università di Tours, in Francia. I ricercatori si sono ispirati al celebre esperimento di Pavlov: come i cani imparavano ad associare il suono di un campanello all’arrivo del cibo, così le zanzare possono essere condizionate ad associare un odore a un pasto di sangue.

Nella fase sperimentale, gli insetti sono stati immobilizzati dietro una rete con una sacca di sangue caldo appena fuori portata. Non appena hanno cominciato a nutrirsi, i ricercatori hanno introdotto l’odore del Deet. Dopo quattro ripetizioni, oltre il 60% degli insetti ha tentato di nutrirsi alla sola percezione del repellente.

LA PROVA SUL CAMPO

Nella fase successiva, alle zanzare è stato offerto di scegliere tra due mani umane: una non trattata e una ricoperta di Deet a concentrazioni normali. Quelle non condizionate hanno evitato la mano con il repellente; quelle che avevano subìto il trattamento ne sono state invece attratte. L’effetto si è replicato anche sostituendo il sangue con lo zucchero come ricompensa.

IL RISCHIO REALE: QUANDO IL CONDIZIONAMENTO PUÒ VERIFICARSI

Lo scenario descritto dallo studio ha però un presupposto preciso, che vale la pena chiarire. Perché una zanzara associ il Deet a una ricompensa alimentare, deve riuscire a nutrirsi mentre percepisce il repellente: il che implica che la protezione sia già compromessa, per via di una concentrazione troppo bassa o di un’applicazione ormai svanita. Se il repellente funziona correttamente, la zanzara viene respinta prima di pungere e non ottiene alcuna ricompensa. Lo scenario problematico, in altre parole, si innesca esattamente quando la protezione è già insufficiente.

COSA SIGNIFICA PER CHI USA LO SPRAY

Secondo Vinauger, la premessa su cui si è sempre basata l’efficacia del Deet, che le zanzare lo evitino per via della sua composizione chimica o perché ne sono semplicemente disturbate, potrebbe non bastare più a spiegare tutto: “Quello che stiamo dimostrando è che il cervello della zanzara può riscrivere questa risposta in base all’esperienza.”

Il Deet rimane comunque tra i repellenti più efficaci disponibili. Vinauger suggerisce di evitare applicazioni abbondanti e sporadiche, preferendo riapplicazioni frequenti a basse dosi per mantenere una copertura continua. Lo studio segnala inoltre un problema spesso trascurato: negli indumenti trattati, la concentrazione di Deet tende a calare nel tempo, riducendo la protezione senza che l’utente se ne accorga.

IL CONTESTO DELLA RICERCA

Il lavoro si inserisce in un filone avviato durante il dottorato di Vinauger nel laboratorio di Lazzari, poi proseguito all’Università di Washington. Da anni il gruppo studia come le zanzare elaborino le informazioni sensoriali per individuare gli ospiti e adattarsi agli ambienti in evoluzione.

La domanda che lo studio lascia aperta non è se buttare via lo spray, ma come usarlo meglio.