ROMA – “Non guardare più il mondo con gli occhi del passato, ma con uno sguardo nuovo, quello della generazione dei Millennials e della Gen-Z, per costruire una nuova idea di Paese”. Con proposte concrete e “senza propaganda”, Giovanni Marconi lo fa nel suo libro uscito per Rubbettino Editore, dove non si rassegna al declino dell’Italia e alla fuga dei giovani all’estero, ma traccia una strada per una rinascita che torni a guardare alle nuove generazioni come a una delle ricchezze irrinunciabili per il futuro. Coordinatore del Master in Relazioni istituzionali della Luiss, Marconi ha raccontato all’agenzia Dire il percorso che lo ha portato a ‘Una nuova idea di Paese. Dal probabile declino alla possibile rinascita’ questo il titolo del suo lavoro.
UNA NUOVA IDEA DI PAESE, “VISTO DA MILLENNIALS E GEN Z”
Dedica questo suo libro ai tanti giovani della sua generazione che vanno via dall’Italia perché non trovano occasioni di lavoro soddisfacente, ma anche e soprattutto ai tanti giovani che invece restano qui e vogliono vincere la loro battaglia qui nel nostro Paese… “Questo libro – risponde Marconi- nasce dal desiderio di provare a tracciare una strada diversa. Io ho vissuto un periodo della mia vita all’estero – prima in Canada e poi a Bruxelles – e prendevo appunti sulle storie degli italiani che vivevano in questi Paesi. Erano sempre storie di opportunità mancate in patria. Poi torno in Italia, parlo con chi lavora e anche qui percepisco insoddisfazione. Nasce qui il desiderio di provare a scrivere delle proposte che possano indicare una strada diversa. Non guardare più il mondo con gli occhi del passato, ma con uno sguardo nuovo, che anche quello della generazione dei Millennials e della generazione Z, per costruire una nuova idea di Paese”.
LE PROPOSTE ‘CHOC’: “TOGLIERE ALLE PENSIONI IN FAVORE DI ASSEGNI E BORSE DI RICERCA“
Nel libro, uno dei punti strategici per il rilancio delle nuove opportunità da offrire ai giovani italiani è un cambiamento importante nel sistema della formazione, quale? “Oggi per formare un giovane – sottolinea Marconi- lo Stato dall’asilo fino all’università fa un investimento di circa 130mila euro. Ma se poi questi giovani se ne vanno via, è un investimento nullo. Secondo uno studio in Italia su cento lavoratori 96 sono insoddisfatti, addirittura alcuni remano contro le proprie aziende. Questa insoddisfazione ha portato il Paese a questa situazione. Io ho avanzato una proposta: noi nel 1975 spendevamo per le pensioni il 9,5% di Pil, oggi più del 15%. In istruzione spendevamo il 5%, oggi meno del 4 per cento. Allora dobbiamo togliere almeno mezzo punto percentuale alla spesa pensionistica, che tradotto significa almeno 8-9 miliardi, semplicemente ricalcolando gli assegni extra con il sistema contributivo. Questi 8 miliardi di euro io personalmente li impiegherei per aumentare gli assegni di ricerca dei dottorandi e delle borse di ricerca dei cosiddetti post-doc di almeno 6-700 euro netti al mese. Oggi un dottorando prende 1.163 euro netti al mese. Spesso questi ricercatori devono lavorare anche la sera per potersi permettere un bilocale. E allora che fanno? Se ne vanno all’estero. E invece c’è bisogno che rimangano qui.
IDEE PER DARE UNA ‘INIEZIONE DI FIDUCIA’ AL CETO MEDIO
Un altro tema è quello del ceto medio. Nel libro lei sostiene che si sta avvicinando a livelli di sofferenza dei ceti più poveri… “Anzitutto chiariamo chi è il ceto medio: per l’Ocse in Italia corrisponde a chi guadagna tra i 30 e 90mila euro lordi l’anno. Netti sono tra i 20 e i 60mila. Non è una grande cifra, soprattutto se stai sui 20 e se non hai una casa di proprietà e una famiglia che ti sostiene. Secondo un recente studio, il ceto medio in Italia oggi si sente troppo ricco per il fisco, ma troppo povero, al punto da desiderare per i propri figli un futuro all’estero. Le cose andavano bene con il boom economico, quando il ceto medio era forte e trainava la domanda. Io avanzo una proposta forte: nella fascia principale del ceto medio, ossia tra chi guadagna tra i 28 e i 50mila euro lordi l’anno ci sono sei milioni di persone – sono infermieri, autisti, camionisti, quadri, dipendenti della pa…- dico che a questa fascia bisogna dare subito 200 euro in più al mese. Per farlo, servono diciotto miliardi…”.
Non pochi… “Rispondo che si trovano 6 miliardi dal recupero dell’evasione fiscale, altri 6 si trovano dal taglio alla spesa pubblica inefficiente. E qui cito anche dei casi, perché altrimenti sembra propaganda: solamente passando gli acquisti in materia di sanità su Consip si risparmiano più di 2 miliardi; razionalizzando le mille municipalizzate in perdita sono altri 2 miliardi; chiudendo gli uffici pubblici che sono sfitti e creando co-working di pubblica amministrazione si risparmia un altro miliardo. E ancora, chiudendo a volte gli uffici il venerdì, il risparmio sulla bolletta sono milioni di euro”. Per Marconi “sono calcoli, non slogan. E poi dico che è necessario un contributo del 2% sui patrimoni oltre 100 milioni di euro che portano altri otto miliardi. Siamo a 18-20 miliardi per il ceto medio. Ecco, con questo piano i lavoratori avrebbero duecento euro netti in più al mese in busta paga, soldi per le bollette, per pagare la rata del mutuo e per pagare la retta universitaria del figlio. O semplicemente per farsi quella vacanza che da tanto si desidera. Ripartirebbe l’ottimismo, la fiducia, che è quello che poi fa stare bene le nostre economie”.
