ROMA – Ogni volta che fai una domanda a Google e ti compare una risposta generata dall’AI in cima alla pagina, quella risposta è costruita con contenuti presi da siti web, giornali, blog. Contenuti scritti da qualcuno, senza che quel qualcuno abbia detto sì.
COSA È SUCCESSO
La Competition and Markets Authority (CMA), l’autorità antitrust del Regno Unito, ha avviato una consultazione sulle misure che Google dovrebbe implementare per migliorare la concorrenza nel mercato dei motori di ricerca. Una di esse è quella che consente agli editori di escludere l’uso dei propri contenuti nelle risposte generate dall’AI, le cosiddette AI Overviews, e nei dati di addestramento dei modelli di intelligenza artificiale al di fuori della ricerca Google.
In più, Google dovrà adottare misure concrete per garantire che i contenuti degli editori siano correttamente attribuiti nei risultati generati dall’AI.
IL PROBLEMA DI FONDO
Oggi gli editori sono in trappola. Se un sito vuole restare visibile su Google, deve accettare che i propri testi possano essere letti e riassunti dall’AI. Gli strumenti tecnici esistenti per bloccare questo utilizzo, come il meta tag NOSNIPPET, riducono però anche la visibilità nei risultati normali di ricerca. In pratica: o accetti che la tua roba venga usata, o sparisci dai risultati. Non esiste una vera terza opzione.
PERCHÉ CONTA ANCHE PER TE
Quello che sta accadendo nel Regno Unito è un laboratorio a cielo aperto per il futuro del web. Le decisioni prese dalla CMA potrebbero fare da apripista per normative simili in Europa e nel resto del mondo. Nel 2025, la CMA ha designato Google con uno “stato di mercato strategico”, un’etichetta che le conferisce poteri di applicazione diretta sul gigante della ricerca, considerando che Google gestisce oltre il 90% delle ricerche nel Regno Unito.
