ROMA – Per secoli, campi coltivati hanno celato un tesoro a pochi centimetri di profondità: un’intera città romana con strade, piazze, botteghe e un teatro. Per la prima volta, gli archeologi stanno scavando nel cuore di Altino, l’antica colonia romana nel Veneziano, crocevia tra la pianura veneta e la laguna, e antesignana di Venezia.
I primi risultati della campagna, avviata nell’ottobre 2025 e presentati il 4 giugno 2026 durante un’iniziativa di “Scavi aperti”, rivelano scoperte significative. In soli 602 metri quadrati indagati sono già emersi i resti del foro, con le sue botteghe affacciate sulla piazza, un tratto della via Annia in eccezionale stato di conservazione, porzioni della basilica e i muri del teatro principale.
UN’ATTESA DI VENT’ANNI
Questa è la prima campagna a interessare il cuore monumentale dell’abitato antico. I risultati confermano le ipotesi formulate circa vent’anni fa attraverso prospezioni geofisiche e aprono una nuova stagione della ricerca nel sito.
Il dato metodologico è cruciale: ciò che per quasi due decenni era stato solo una lettura da telerilevamento trova ora conferma nello scavo stratigrafico. Le prospezioni avevano indicato strutture sepolte; lo scavo permette ora di analizzare materiali, quote, murature e le relazioni tra le fasi costruttive.
Le indagini sono promosse e dirette dal Parco archeologico di Altino, parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, con un finanziamento della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura e la collaborazione scientifica del Centro CIBA del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova. Collaborano anche l’Università Ca’ Foscari di Venezia e il Comune di Quarto d’Altino.
IL FORO E LE BOTTEGHE
Le tabernae affacciate sullo spazio aperto restituiscono un’immagine concreta della vita urbana: il foro era al tempo stesso area rappresentativa e luogo dove attività commerciali e funzioni civiche convivevano nello stesso sistema architettonico. L’asse viario emerso separava il foro dalla basilica, mostrando una scansione ordinata dello spazio pubblico.
Il tratto urbano della via Annia è uno dei risultati più rilevanti della campagna. La strada consolare, realizzata a partire dalla metà del II secolo a.C., collegava Padova ad Aquileia e attraversava il territorio di Altino, confermando il ruolo strategico della città nei collegamenti tra l’entroterra veneto e l’alto Adriatico. È la strada che rimase funzionale più a lungo: la sua robustezza la rese utile anche durante le spoliazioni tardoantiche, quando gli edifici pubblici venivano smontati per recuperarne i materiali.
IL TEATRO E L’IMPORTANZA DEL SITO
Il saggio nell’area del teatro ha riportato alla luce tratti dei muri della cavea, la struttura destinata agli spettatori, confermando l’esistenza del maggiore dei due teatri già individuati dalle prospezioni geofisiche. Un edificio per spettacoli di questa scala testimonia le risorse, il pubblico e la capacità progettuale della città.
Massimo Osanna, Direttore generale Musei, ha sottolineato l’importanza scientifica e pubblica dell’iniziativa, indicando nella conoscenza lo strumento principale per la tutela del patrimonio. Marianna Bressan, direttrice dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, ha evidenziato come i risultati validino le precedenti indagini non invasive e aprano la strada a interpretazioni storiche più raffinate. Per Claudio Grosso, Sindaco di Quarto d’Altino, gli scavi rappresentano un’occasione per il territorio e un punto di partenza per il rilancio del sito.
UN’AREA TUTTA DA ESPLORARE
Gli scavi si concentrano su un’area di 26 ettari acquisita dal Ministero della Cultura nella prima metà del 2025: circa un terzo dell’intera estensione dell’antica città, mai esplorata sistematicamente prima d’ora. La campagna si articola in tre fasi: prospezioni geofisiche preliminari, scavi in corso e analisi di laboratorio sui reperti.
Le prime scoperte consentono di ricostruire non solo la fase di massima espansione della città romana, ma anche le trasformazioni che ne accompagnarono il declino. Le evidenze più delicate riguardano la lunga fase di spoliazione tardoantica e altomedievale: gli edifici pubblici furono progressivamente smontati per recuperarne i materiali, mentre la strada rimase funzionale più a lungo.
