Megalite da 6 tonnellate spostato per 700 chilometri. È successo 4.500 anni fa, senza ruote.

Un nuovo studio guidato dall'Università Curtin esclude definitivamente che i ghiacciai abbiano trasportato la pietra dell'altare di Stonehenge. Ci hanno pensato gli esseri umani del Neolitico via terra, via fiume, forse via mare.

ROMA – Stonehenge continua a sorprendere. Non perché sia misteriosa anzi, ogni anno sappiamo qualcosa di più, ma perché ogni risposta che arriva è ancora più incredibile della domanda che aveva generato.

LA SCOPERTA

Un megalite da 6 tonnellate proveniente da 700 chilometri di distanza non fu trasportato solo da fenomeni naturali come i ghiacciai, ma dagli umani del Neolitico, sia via terra che via fiume. A dirlo è lo studio guidato da Anthony Clarke dell’Università Curtin nel Regno Unito, pubblicato sulla rivista Journal of Quaternary Science.

La pietra in questione è la più importante dell’intero complesso. La pietra dell’altare è una lastra di arenaria parzialmente sepolta al centro del cerchio, proveniente dall’estremo nord della Scozia, un viaggio di oltre 700 chilometri che circa 4.500 anni fa qualcuno ha compiuto per portarla fin lì.

COME HANNO FATTO I RICERCATORI

I ricercatori hanno analizzato i sedimenti lungo il possibile percorso di trasporto, cercando tracce dei minerali caratteristici della pietra. Non sono state trovate tracce di trasporto glaciale, il che esclude la teoria naturale e conferma che lo spostamento è opera esclusivamente dell’uomo. Secondo i ricercatori, un ghiacciaio potrebbe aver trasportato la pietra dal bacino delle Orcadi fino a Dogger Bank, una terra preistorica oggi sommersa nel Mare del Nord, durante l’ultima era glaciale. Ma lì si è fermato. “I ghiacciai non arrivarono nell’Inghilterra meridionale”, spiega il co-autore Clarke. Da quel punto in poi, ci hanno pensato gli esseri umani.

COME CI SONO RIUSCITI

Se sia stata trasportata via terra o via mare è ancora una questione aperta. Le ipotesi più accreditate parlano di una combinazione di rotte terrestri e marittime: slitte di legno, rulli e corde via terra, fiumi e coste via acqua. E il ricercatore Leary mette le cose in prospettiva: “Spesso sottovalutiamo le capacità e le tecnologie sviluppate nel Neolitico. Non abbiamo mai trovato imbarcazioni, ma sappiamo che queste popolazioni erano in grado di trasportare bovini, pecore e capre via mare.”

COSA DICE DI NOI

La scoperta implica che le popolazioni neolitiche che costruirono Stonehenge avevano una rete commerciale e di contatti ancora più ampia di quanto si pensasse. Non solo: dimostra che nel III millennio a.C. gli esseri umani erano in grado di spostare pietre enormi attraverso centinaia di chilometri, probabilmente sfruttando rotte marittime.

Senza metalli. Senza ruote. Senza GPS. Solo la volontà di costruire qualcosa che durasse per sempre.