ROMA – L’Australia lo ha fatto a dicembre 2025. La Spagna ci sta lavorando. La Francia ha già mosso i primi passi. Adesso tocca al Regno Unito e la proposta del governo Starmer è tra le più radicali mai messe sul tavolo in Europa.
COSA PREVEDE LA LEGGE
Il Primo Ministro britannico Keir Starmer si appresta a varare una stretta senza precedenti sull’uso dei social media, con l’obiettivo dichiarato di allontanare i minori di 16 anni dalle piattaforme digitali per tutelarne la salute mentale. Nel pacchetto di misure allo studio ci sono: coprifuoco digitale notturno per la fascia d’età 16-17 anni, blocco delle funzioni “additive” come lo scrolling infinito e l’autoplay, divieto di contatto con sconosciuti e blocco delle funzioni di livestreaming per i minori, e limitazioni severe sull’uso di chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
IL NODO DEL RICONOSCIMENTO FACCIALE
Il punto più controverso riguarda il metodo di verifica dell’età. Per rendere il divieto davvero efficace e non aggirabile con una data di nascita falsa, il governo britannico starebbe valutando l’introduzione del riconoscimento facciale obbligatorio per accedere alle piattaforme. Una misura che solleva interrogativi immediati su privacy, raccolta dati biometrici e possibilità di abuso.
LA STRADA È IN SALITA
La Camera dei Comuni aveva già respinto una proposta simile presentata dai Conservatori come emendamento al “Children’s Wellbeing and Schools Bill”, bocciata con 307 voti contrari e 173 favorevoli. Stavolta però il governo Starmer ha deciso di procedere autonomamente. Il primo ministro ha confermato l’intenzione di usare nuovi poteri legislativi per accelerare modifiche normative già quest’anno, con particolare attenzione a limiti d’età, controlli sulle funzioni dannose e responsabilità dei fornitori di intelligenza artificiale.
IL CONTESTO EUROPEO
Il Regno Unito non è solo. A livello europeo, il Parlamento ha approvato un voto che fissa a 16 anni l’età minima per accedere ai social media. Il Digital Fairness Act, atteso per il quarto trimestre del 2026, mira ad affrontare queste problematiche su scala continentale. Intanto in Italia il dibattito è aperto ma fermo: la situazione attuale evidenzia una paralisi legislativa, con unanimità di intenti ma scarsa progressione verso soluzioni concrete.
