Fifa, la scommessa di Infantino: Israele-Palestina per inaugurare il torneo Under 15. E torna anche la Russia

Fifa rilancia la "diplomazi del pallone" dopo Vancouver e lancia un nuovo festival giovanile.

ROMA — La Fifa punta tutto sulla “diplomazia del pallone” per superare le tensioni in Medio Oriente. L’ultima proposta del presidente Gianni Infantino è l’organizzazione di una partita inaugurale tra Israele e Palestina per dare il via al nuovo festival calcistico dedicato alle nazionali Under 15. L’evento, previsto per settembre negli Stati Uniti, segnerebbe anche il controverso ritorno della Russia nelle competizioni internazionali, seppur a livello giovanile. Il progetto, punta a trasformare il torneo di Miami in un palcoscenico di pacificazione. Il format prevede partite più brevi su campi ridotti ed è aperto a tutte le 211 federazioni affiliate. Tuttavia, l’inclusione di Mosca, sospesa dal gennaio 2022 a causa dell’invasione dell’Ucraina, sta già sollevando forti critiche, specialmente dopo che la Uefa ha confermato pochi giorni fa l’estensione del ban per i club e le nazionali russe per tutta la stagione 2026/2027.

IL PRECEDENTE DI VANCOUVER

L’accelerazione di Infantino arriva dopo il pesante fallimento diplomatico registrato lo scorso 30 aprile a Vancouver, durante il congresso annuale della federazione mondiale. In quell’occasione, il tentativo di orchestrare una stretta di mano pubblica tra Jibril Rajoub, presidente della federcalcio palestinese, e Basim Sheikh Suliman, vicepresidente della federazione israeliana, si era trasformato in un caso internazionale.

Davanti ai delegati di oltre duecento paesi, Rajoub aveva rifiutato il contatto fisico con il dirigente israeliano, ignorando l’invito esplicito di Infantino che gli aveva appoggiato una mano sul braccio per incoraggiare il gesto. “Non posso stringere la mano a chi viene usato per insabbiare un genocidio”, aveva poi dichiarato Rajoub tramite la sua vice, Susan Shalabi, riferendosi alla situazione a Gaza. Da parte sua, Israele ha sempre respinto con fermezza ogni accusa di violazione del diritto internazionale.

IL FORMAT E LE INCOGNITE

Il nuovo festival Under 15 rappresenta per la Fifa il terreno ideale per testare una convivenza che ai piani alti della politica sembra impossibile. “Lavoriamo insieme per tutti i bambini del mondo”, aveva dichiarato Infantino subito dopo le tensioni di Vancouver, lanciando l’idea di un torneo globale che non escluda nessuno. Le incognite restano però numerose. La federazione palestinese ha già presentato ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) di Losanna contro la Fifa, colpevole a suo dire di non aver sanzionato Israele per le attività calcistiche nei territori della Cisgiordania. Senza un accordo formale tra le parti, il rischio è che la partita inaugurale di Miami si trasformi in un nuovo boomerang d’immagine per i vertici di Zurigo. Una seconda edizione del festival, questa volta dedicata al calcio femminile Under 15, è già stata programmata per il 2027.

L’iniziativa, nelle intenzioni di Zurigo, vorrebbe fare del calcio un linguaggio comune tra popolazioni in conflitto. Ma la storia recente insegna che la “diplomazia del pallone”, quando si misura con fratture politiche profonde, rischia di amplificare le tensioni anziché smorzarle. L’estate dirà se Infantino riuscirà dove Vancouver gli ha già detto no.