Mondiali, le pause idratazione della FIFA dividono tutti: salute dei giocatori o spot pubblicitari?

Le pause idratazione obbligatorie introdotte dalla FIFA per ogni partita dei Mondiali 2026 dividono tecnici, ex giocatori e addetti ai lavori tra esigenza sanitaria e sospetto commerciale.

ROMA – Tre minuti che bastano a far esplodere la prima vera polemica di questi Mondiali. Non riguarda un gol, un rigore o una decisione arbitrale, ma qualcosa che accade prima ancora che la palla torni in gioco: una pausa.

COSA PREVEDE LA NUOVA REGOLA

La FIFA ha introdotto la pausa di idratazione obbligatoria, diversa dal vecchio cooling break che era valutabile caso per caso: questa interruzione dura tre minuti, dal fischio al fischio, ed è fissa in ogni partita, intorno al 22° minuto di ciascun tempo, indipendentemente dalla temperatura o dal clima. L’obiettivo dichiarato, secondo il responsabile arbitrale della FIFA Pierluigi Collina, è proteggere la salute dei giocatori nel clima torrido di Stati Uniti, Messico e Canada.

IL SOSPETTO: UNA FINESTRA PUBBLICITARIA MASCHERATA

Il problema, secondo molti osservatori, non è la pausa in sé quanto la sua obbligatorietà a prescindere dalle condizioni reali. Un analista di S&P Global ha fatto notare che ogni spazio pubblicitario aperto da queste pause può raggiungere prezzi da Super Bowl, tra i 7 e i 9 milioni di dollari.

Il sospetto si è rafforzato quando si è scoperto che la norma vale solo per questa edizione del torneo e non entrerà stabilmente nel regolamento ufficiale del gioco.

IL CASO ESPLOSO NEGLI STATI UNITI

La polemica è scoppiata durante la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica, quando l’emittente Fox è rientrata in ritardo dalla pubblicità dopo un gol, facendo perdere ai telespettatori americani alcuni secondi di gioco. La stampa britannica ha ironicamente ribattezzato il caso “Watergate”, mentre altre emittenti internazionali, come Telemundo e ITV, hanno scelto di non interrompere mai la diretta, mostrando il rischio di un meccanismo che lascia ampio margine ai broadcaster.

TECNICI ED EX GIOCATORI SUL PIEDE DI GUERRA

Tra i grandi nomi del calcio a criticare la misura c’è Jurgen Klopp, che dagli studi della tv tedesca ZDF ha parlato di un calcio preso in ostaggio da dirigenti seduti in uffici con aria condizionata. Sulla stessa linea anche allenatori come Mauricio Pochettino e Didier Deschamps, preoccupati per l’impatto sul ritmo della partita.

C’è però anche chi guarda la questione da un’altra prospettiva: sessanta calciatori, attuali ed ex, hanno firmato una lettera aperta chiedendo alla FIFA di rafforzare ulteriormente le proprie linee guida sul caldo, sostenendo che il rischio per la salute resta concreto e va preso sul serio.