ROMA – Due studentesse tredicenni di Ferrara ricoverate per intossicazione da nicotina dopo aver usato bustine a scuola, nel marzo 2025. Niente fumo, niente aerosol: il prodotto era invisibile. È questa la caratteristica che ha reso le bustine di nicotina uno dei fenomeni più difficili da intercettare, e uno dei più redditizi per l’industria del tabacco. Le bustine non si fumano, non si svapano e non lasciano tracce visibili: si infilano tra il labbro e la gengiva e rilasciano nicotina attraverso la mucosa orale.
Nel 2025 nel mondo sono state vendute circa 34 miliardi di bustine, il 660% in più rispetto al 2020. Un’accelerazione che ha spinto organismi internazionali e ricercatori a moltiplicare gli avvertimenti.
IL RAPPORTO STOP E L’ALLARME DELL’OMS
A riaccendere i riflettori sul tema è un rapporto pubblicato a giugno 2026 dall’organizzazione STOP (Stopping Tobacco Organizations and Products), che documenta come la crescita del mercato stia correndo molto più veloce della capacità dei governi di regolamentarlo. Il valore globale del settore dovrebbe raggiungere quasi 16 miliardi di dollari entro il 2027 e circa 25 miliardi entro il 2028.
Già a maggio 2026, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva pubblicato il suo primo rapporto specifico sulle bustine di nicotina. Le vendite al dettaglio avevano superato i 23 miliardi di unità nel 2024, con un incremento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. “Questi prodotti sono progettati per creare dipendenza e occorre proteggere i giovani dalle manipolazioni dell’industria“, aveva dichiarato Etienne Krug, direttore del dipartimento Determinanti della salute, promozione e prevenzione dell’Oms.
UN MERCATO IN MANO AI GIGANTI DEL TABACCO
Il mercato è dominato da Philip Morris International e British American Tobacco, che nel 2025 controllavano ciascuno circa un terzo del totale globale. Nel 2022 Philip Morris aveva acquisito la svedese Swedish Match per 16 miliardi di dollari, avviando la distribuzione su scala mondiale. Su TikTok e Instagram è esploso il fenomeno dei cosiddetti “Zynfluencer“, che hanno contribuito a trasformare il prodotto da alternativa al fumo a oggetto di stile.
Secondo Jorge Alday, direttore di STOP presso Vital Strategies e coautore del rapporto, questo boom non è casuale: le multinazionali del tabacco hanno sfruttato le lacune normative e promosso i prodotti in modo aggressivo, intercettando sia consumatori già dipendenti da nicotina sia nuovi utenti, compresi i più giovani.
AROMI, CONFEZIONI E SOCIAL: IL MARKETING CHE FUNZIONA
L’Oms segnala in particolare l’uso di aromi come “bubble gum”, “gummy bears”, “Cherry Punch” e “Frosted Apple”, ritenuti particolarmente attrattivi per i più giovani. Le bustine vengono promosse come prodotti “moderni”, “discreti” e privi di tabacco attraverso campagne che coinvolgono influencer, sponsorizzazioni sportive e confezioni studiate per attrarre.
Nel Regno Unito, marchi come Velo, Nordic Spirit e Zyn hanno distribuito campioni gratuiti online, negli eventi e tramite promoter nelle città. Pratiche che, in assenza di regole specifiche, restano formalmente lecite in molti Paesi.
I DATI ITALIANI: UN RADDOPPIO IN TEMPI BREVI
In Italia il quadro è preoccupante. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità e del progetto Espad, circa 170.000 ragazzi tra i 15 e i 19 anni hanno provato le bustine almeno una volta; 70.000 risultano consumatori attivi nell’ultimo mese. Tra i 14-17enni, la quota di chi dichiara di averle provate è passata dal 3,8% del 2024 all’8,2% nel 2025, con una prevalenza maggiore tra i ragazzi rispetto alle ragazze.
Il dettaglio che preoccupa di più chi lavora nella prevenzione è la discrezione del prodotto: senza combustione e senza aerosol visibile, le bustine circolano con una percezione di rischio molto più bassa rispetto alla sigaretta, rendendole difficili da intercettare in famiglia e a scuola.
IL VUOTO NORMATIVO E LE RICHIESTE DEI REGOLATORI
Circa 160 Paesi non hanno ancora una regolamentazione specifica sulle bustine di nicotina, 16 ne vietano la vendita, 32 le regolamentano in qualche misura. L’Italia rientra tra i 160 Paesi privi di una normativa dedicata, nonostante le bustine siano state legalizzate nel 2022 tramite il decreto Milleproroghe. I controlli sulla vendita online restano difficili da applicare.
STOP chiede ai governi di intervenire con limiti di età, divieti di pubblicità, confezioni neutre, proibizione degli aromi, tetti alla concentrazione di nicotina e tassazione più elevata. Indicazioni in linea con quelle dell’Oms, che arrivano mentre a Bruxelles è aperto il negoziato sulla revisione della direttiva europea sui prodotti del tabacco: la nuova versione includerà per la prima volta le bustine di nicotina.
L’Oms ricorda che la nicotina è dannosa soprattutto per bambini, adolescenti e giovani adulti, il cui cervello è ancora in fase di sviluppo, e che l’esposizione precoce può avere ripercussioni sull’attenzione e sull’apprendimento, oltre ad aumentare il rischio cardiovascolare e la probabilità di sviluppare dipendenza.
Negli Stati Uniti, intanto, la Food and Drug Administration a gennaio 2025 ha autorizzato per la prima volta la commercializzazione di venti prodotti Zyn, imponendo al produttore restrizioni stringenti per limitare l’esposizione dei minori alla pubblicità.
