Apple aumenta i prezzi: come il boom dell’AI sta facendo salire il costo di Mac e iPad

Il boom dei data center per l'intelligenza artificiale fa impennare il costo delle memorie, spingendo Apple ad aumentare i prezzi di MacBook, iPad e Vision Pro

ROMA – L’intelligenza artificiale non sta cambiando solo il software: sta anche facendo aumentare il prezzo dei computer. Apple ha rivisto al rialzo i listini di MacBook, iPad e Vision Pro perché la corsa globale ai data center ha fatto impennare il costo delle memorie, componenti fondamentali di questi dispositivi. È la prima volta che Cupertino trasferisce in modo esplicito ai consumatori un rincaro legato alle dinamiche industriali dell’Ai.

PERCHÉ L’AI RINCARA I COMPUTER

Il meccanismo è diretto. Ogni server dedicato all’intelligenza artificiale utilizza quantità di memoria molto superiori rispetto a un server tradizionale: un sistema Nvidia di ultima generazione supporta fino a 288 gigabyte di memoria ad alta larghezza di banda per ogni chip logico, contro i 16 tipici di un laptop. Costruire migliaia di data center richiede quindi milioni di chip Dram e Nand, gli stessi impiegati in computer e tablet. Quando una quota crescente della produzione mondiale viene assorbita dai grandi operatori dell’AI, ne rimane meno per il mercato consumer e i prezzi salgono.

La carenza non è ciclica: è strutturale. Samsung, SK Hynix e Micron, che controllano oltre il 95% della produzione mondiale di Dram, hanno spostato sistematicamente la propria capacità produttiva verso le memorie ad alta larghezza di banda per i chip AI, lasciando il mercato consumer in una situazione di scarsità prolungata. Micron ha reso noto di aver già garantito impegni a lungo termine per 22 miliardi di dollari da parte di clienti che cercano di assicurarsi le forniture.

Il risultato è una pressione senza precedenti recenti. Secondo Counterpoint Research, i prezzi di memoria e storage hanno quadruplicato negli ultimi tre trimestri. Le Dram costano il 98% in più rispetto a un anno fa, stando alle rilevazioni di TrendForce per il primo trimestre del 2026.

QUANTO AUMENTANO I PRODOTTI APPLE

Apple ha dichiarato di aver assorbito i rincari fino a questo momento. Ora ha iniziato a trasferirne una parte sui prezzi finali.

Gli aumenti toccano gran parte della gamma. Negli Stati Uniti, il MacBook Air con 512 GB passa da 1.099 a 1.299 dollari, il MacBook Pro da 14 pollici con 1 TB da 1.699 a 1.999 dollari. Sul fronte tablet, l’iPad Air da 128 GB sale da 599 a 749 dollari, l’iPad Pro Wi-Fi da 256 GB da 999 a 1.199. Il visore Vision Pro arriva a 3.699 dollari, duecento in più rispetto al prezzo precedente. La media degli aumenti sull’intera gamma, secondo MacRumors, si attesta attorno ai 247 dollari. In Italia i rincari vanno dai 90 ai 300 euro sulle configurazioni base.

Per ora restano esclusi iPhone, Apple Watch e AirPods.

COSA POTREBBE SUCCEDERE AGLI IPHONE

L’esclusione potrebbe essere temporanea. Tarun Pathak, research director di Counterpoint Research, stima che il costo aggiuntivo dei componenti potrebbe far lievitare il prezzo di ogni iPhone di circa 200 dollari. Secondo IDC, i nuovi modelli dovrebbero passare a 12 GB di Ram per supportare le funzioni di intelligenza artificiale integrate nel sistema operativo, il che rende il rincaro sui componenti difficilmente eludibile.

FINO A QUANDO

La pressione non è destinata ad allentarsi in fretta. Le nuove capacità produttive di Micron e SK Hynix non raggiungeranno volumi significativi prima del 2027, creando un divario di offerta prolungato. Secondo Idc, la crescita dell’offerta globale di Dram nel 2026 è stimata al 16% su base annua, ben al di sotto dei valori storici normali, compresi tra il 20% e il 30%.

McKinsey proietta 6,7 trilioni di dollari di investimenti nei data center entro il 2030, con 5,2 trilioni destinati all’Ai: la domanda di chip per l’archiviazione e la memoria è destinata a crescere ancora prima che l’offerta riesca a tenere il passo.