Parisi e l’IA risolvono insieme un rompicapo di fisica rimasto aperto per dieci anni: “Ha trovato l’idea giusta, ma l’ho istruita io”

Il Nobel Parisi e il fisico Zamponi, con l'aiuto del modello Claude di Anthropic, hanno dimostrato formalmente una relazione matematica aperta dal 2014. Ma Parisi avverte: c'è un rischio che non va sottovalutato

ROMA – Un Premio Nobel, un fisico, un’intelligenza artificiale e un problema che nessuno riusciva a risolvere da oltre un decennio. L’esperimento è riuscito, ma Parisi ha anche un avvertimento per tutti.

IL PROBLEMA: PALLE DA BILIARDO E SPAZI VUOTI

Il problema che Giorgio Parisi e il fisico Francesco Zamponi non riuscivano a risolvere dal 2014 riguarda il cosiddetto fenomeno del jamming, cioè quel momento in cui materiali disordinati come sabbia, schiuma o ghiaia passano improvvisamente da uno stato fluido a uno solido. In parole ancora più semplici, si trattava di calcolare con esattezza le variazioni degli spazi vuoti quando si mettono vicine decine di palline di grandezze diverse. I ricercatori sapevano da calcoli numerici che due parametri matematici del modello avevano sempre una somma pari a uno, con una precisione impressionante.

Il problema era che non riuscivano a dimostrarlo in modo formale, teorico, definitivo. Ci hanno provato per anni, poi la questione è finita in un cassetto. Ma a Parisi continuava a dare fastidio.

ENTRA IN SCENA CLAUDE

Quando i modelli di intelligenza artificiale generativa hanno iniziato a diventare strumenti seri, Parisi ha visto in quel vecchio problema un banco di prova ideale. Ha preso Claude, il modello sviluppato da Anthropic, e ha iniziato a istruirlo per giorni, insegnandogli le equazioni di base e correggendo i tentativi sbagliati. All’inizio l’IA percorreva strade già esplorate e abbandonate, e Parisi doveva intervenire con suggerimenti mirati per riportarlo nella direzione giusta.

Poi, a un certo punto, Claude ha trovato l’intuizione che i due fisici non avevano mai esplorato fino in fondo: il percorso matematico giusto per dimostrare formalmente quella relazione rimasta in sospeso per oltre dieci anni. La dimostrazione è stata pubblicata il 1° luglio sul Journal of Statistical Mechanics.

CHI HA FATTO COSA: I MERITI DISTRIBUITI

Parisi è stato il primo a chiarire come stanno le cose: lui ha instradato l’IA, l’IA ha trovato l’idea giusta. Una distinzione importante, che dice qualcosa su come potrebbe funzionare la ricerca scientifica nel prossimo futuro: non l’intelligenza artificiale che sostituisce lo scienziato, ma lo scienziato che guida l’IA verso il problema giusto, correggendo gli errori e alzando l’asticella man mano che la macchina avanza. Il fisico ha anche sottolineato che senza essere istruita e guidata per giorni, l’IA non ci sarebbe mai arrivata da sola.

L’AVVERTIMENTO DI PARISI: IL RISCHIO CHE NESSUNO VUOLE SENTIRE

Il Premio Nobel non si è fermato al risultato. Ha anche lanciato un avvertimento che riguarda tutti, non solo i fisici. Secondo Parisi, affidare alle macchine le sfide di media difficoltà priva i ricercatori di un momento prezioso: quello in cui, combattendo a lungo con i numeri e le equazioni, la mente impara davvero a capire un problema e allena la capacità di immaginare soluzioni originali.

È lo stesso meccanismo dei navigatori GPS che cancellano il senso dell’orientamento, o delle comodità moderne che ci risparmiano fatiche fisiche. Il rischio, stavolta, è che l’IA cominci a toglierci qualcosa di più intimo: la fatica del pensiero.