Mondiali, il caso Balogun: la telefonata tra Trump e Infantino dietro lo stop alla squalifica. La replica della Fifa

Il caso Balogun scuote i Mondiali: la Fifa cancella la squalifica dopo una presunta chiamata della Casa Bianca. La federazione internazionale nega ingerenze politiche, ma il Belgio insorge: "Siamo stupiti"

ROMA – Una telefonata prima di una svolta senza precedenti nella storia recente dei Mondiali. È il cuore del caso che sta scuotendo il torneo alla vigilia degli ottavi di finale tra Stati Uniti e Belgio: la Fifa ha sospeso il cartellino rosso rimediato dall’attaccante statunitense Folarin Balogun contro la Bosnia ed Erzegovina, rendendolo disponibile per la sfida di Seattle. Dietro la decisione, secondo diverse fonti giornalistiche statunitensi, ci sarebbe l’intervento diretto del presidente Usa Donald Trump.

L’ESPULSIONE E LA TELEFONATA

Balogun era stato espulso con cartellino rosso diretto dall’arbitro brasiliano Raphael Claus, richiamato al monitor Var per un intervento ritenuto pericoloso sulla caviglia del difensore bosniaco Tarik Muharemovic, durante la vittoria per 2 a 0 degli Stati Uniti nei sedicesimi di finale. In seguito al cartellino rosso, il regolamento della Fifa prevede automaticamente una giornata di squalifica senza possibilità di ricorso per la squadra.

Trump avrebbe chiamato il presidente della Fifa Gianni Infantino mercoledì, chiedendo di rivedere la squalifica di Balogun: lo ha riportato il New York Times, citando tre persone informate sulla conversazione. Il contatto telefonico è stato confermato anche da una fonte della Casa Bianca al quotidiano The Hill. Secondo l’emittente Ms Now, durante la telefonata Trump avrebbe voluto capire meglio le ragioni del cartellino rosso e della squalifica che ne era derivata.

LA REGOLA INVOCATA DALLA FIFA

Domenica la Fifa ha annunciato la sospensione della sanzione, richiamando l’articolo 27 del codice disciplinare, che consente all’organo giudicante di sospendere in tutto o in parte l’esecuzione di una misura disciplinare. La federazione ha reso noto che la sanzione resta sospesa per un periodo di prova di un anno e che sarà eseguita soltanto se il giocatore commetterà un’altra infrazione di natura e gravità simili nello stesso arco di tempo.

Una clausola che, pur esistendo nel regolamento, non era mai stata applicata in questa forma nel corso di un Mondiale. L’unico precedente citato dalla stampa internazionale risale al 1962, quando l’espulsione del brasiliano Garrincha in semifinale non si tradusse in una squalifica, dopo la valutazione del comitato disciplinare dell’epoca, che allora non prevedeva sanzioni automatiche: un caso in cui, secondo la ricostruzione della stampa, pesarono anche pressioni politiche di alto livello. Garrincha poté così scendere in campo nella finale, vinta dal Brasile.

LE REAZIONI

La decisione ha scatenato la reazione del Belgio. La federazione calcistica belga ha diffuso una nota in cui si dice “astonished“, sorpresa, per il cambio di rotta della Fifa, sostenendo che la misura contraddica le stesse regole che prevedono la sospensione automatica per chi riceve un cartellino rosso. Anche il selezionatore belga Rudi Garcia ha criticato duramente la scelta in conferenza stampa, paragonandola a uno scherzo da pesce d’aprile, mentre il portiere Thibaut Courtois ha parlato di una decisione arrivata “a bit of a surprise”, con un giorno di anticipo sulla partita.

Sul fronte statunitense, il commissario tecnico Mauricio Pochettino ha definito la sanzione iniziale sproporzionata per un contatto giudicato involontario, mentre l’attaccante Christian Pulisic ha accolto con favore la disponibilità del compagno di squadra. Lo stesso Trump ha commentato l’esito sul suo profilo Truth Social, ringraziando la Fifa per aver “corretto un’ingiustizia”, senza tuttavia rivendicare un ruolo diretto nella decisione.

LA REPLICA DELLA FIFA

Interpellata sulle indiscrezioni relative alla telefonata, la Fifa ha smentito che la chiamata della Casa Bianca abbia influenzato l’esito del procedimento, rimandando alle conclusioni del comitato disciplinare indipendente. Fonti interne all’organizzazione, hanno sostenuto che eventuali pressioni esterne non avrebbero potuto incidere sulla decisione, in virtù dei poteri previsti dall’articolo 27 e dell’autonomia dell’organo giudicante.

Resta il fatto che Infantino e Trump intrattengono da tempo un rapporto ampiamente descritto come stretto dalla stampa statunitense: il numero uno della Fifa ha assegnato al presidente americano il primo Fifa Peace Prize nel dicembre scorso, e lo stesso Trump affiancherà Infantino nella premiazione dei vincitori della finale mondiale, il prossimo 19 luglio a MetLife Stadium. La Uefa, secondo quanto riportato dalla stampa statunitense, dovrebbe intervenire sulla vicenda nelle prossime ore. Balogun, intanto, si prepara a scendere in campo questa notte contro il Belgio.