Tesla accelera sulla CyberCab: l’auto senza volante né pedali è più vicina al lancio

Trentaquattro veicoli autonomi testano la guida sulle strade del Texas. La produzione accelera, ma il software e le autorizzazioni restano i principali ostacoli al lancio commerciale

ROMA – Trentaquattro CyberCab senza volante, senza pedali e senza alcun comando manuale circolano da giorni per le strade del centro di Austin, in Texas. Nessun cliente a bordo, per ora: solo un tecnico Tesla con funzione di supervisione. A pesare, però, è un altro dato: le autorità dei trasporti del Texas hanno confermato pubblicamente che quei veicoli possono muoversi su strada pubblica privi di qualunque interfaccia di guida tradizionale, dopo che lo stato ha adottato una normativa che consente alle aziende di autocertificare i propri sistemi di guida autonoma di livello 4. Un passaggio che avvicina concretamente il debutto del robotaxi di Elon Musk.

 

DAL CONCEPT ALLA STRADA

Sono passati poco meno di due anni dalla presentazione del prototipo, nell’ottobre 2024 a Los Angeles. Da allora Tesla ha bruciato le tappe della produzione: il primo esemplare è uscito dalla linea della Gigafactory in Texas il 17 febbraio scorso, mentre la produzione continuativa è stata confermata da Musk in aprile, durante la presentazione dei conti del primo trimestre. L’amministratore delegato ha descritto la crescita produttiva come una curva molto allungata in partenza, con un’accelerazione attesa entro fine anno.

A differenza delle Model Y finora impiegate nel servizio Robotaxi, private di volante e pedali con un intervento successivo, la CyberCab nasce da zero senza comandi manuali: due posti, portiere ad apertura verticale, prezzo di listino atteso sotto i 30 mila dollari. L’obiettivo dichiarato da Musk resta la produzione di massa, fino a due milioni di unità l’anno con un ciclo di montaggio da dieci secondi per vettura.

 

IL SOFTWARE RESTA IL VERO OSTACOLO

Costruire l’auto, però, non basta. Il collo di bottiglia resta la guida autonoma senza supervisione, che Tesla non ha ancora dimostrato su scala. Lo stesso Musk aveva ammesso, a gennaio, che servono circa 10 miliardi di miglia di dati raccolti dalla flotta per considerare sicura una guida priva di controllo umano: la soglia è stata effettivamente superata all’inizio di maggio, ma la fase di addestramento e validazione del software richiederà probabilmente ancora diversi mesi. Lo stesso Musk, nell’ultima conference call, ha rinviato la guida autonoma senza supervisione per i clienti al quarto trimestre 2026, come minimo. 

 

I numeri del servizio Robotaxi con Model Y non aiutano a fugare i dubbi. Secondo un’analisi di Electrek, la flotta ha registrato 14 incidenti in circa 1,29 milioni di chilometri percorsi, un sinistro ogni 92 mila chilometri circa, contro una media di 369 mila chilometri per i conducenti umani secondo i dati diffusi dalla stessa Tesla. Musk ha legato l’espansione del servizio alla riscrittura del software di guida, la versione 15 del Full Self Driving, prevista per la fine del 2026 o l’inizio del 2027, ammettendo che il Robotaxi difficilmente porterà ricavi rilevanti prima del 2027.

 

TEST OLTRE IL TEXAS

Nel frattempo il servizio si allarga, anche se non ancora con la CyberCab. Il 3 luglio Tesla ha esteso le corse Robotaxi senza alcun supervisore a bordo a Miami, in Florida, con la consueta flotta di Model Y: è il primo mercato al di fuori del Texas e della California per il servizio, in un contesto urbano con traffico e condizioni climatiche diverse rispetto ai due mercati di partenza. La CyberCab vera e propria resta per ora confinata ai test di Austin. Per Musk si tratta comunque di un passaggio necessario per trasformare il progetto da dimostrazione industriale a servizio scalabile. La strada, però, passa ancora da un’autorizzazione che tarda ad arrivare in altri stati e da una guida autonoma che, ad oggi, resta più lenta della tabella di marcia annunciata.