ROMA – Il primo messaggio non lo scrive più sempre chi ottiene il match. Quasi un giovane della Gen Z su tre, prima di scrivere a un potenziale partner su un’app di incontri, chiede una mano all’intelligenza artificiale: non per farsi sostituire, ma per trovare il tono giusto e superare l’imbarazzo del primo contatto.
UN SUPPORTO, NON UN GHOSTWRITER
Il dato arriva da un’indagine di Wyylde, piattaforma europea di incontri che si occupa anche di sessualità libera e consensuale, condotta sulla propria community. La fascia d’età coinvolta è quella nata tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, cresciuta con lo smartphone in mano e oggi tra le più esposte alle app di dating. Secondo la ricerca, l’uso di strumenti come ChatGPT non serve a delegare la conversazione, ma a costruire un’apertura più naturale: calibrare un tono, evitare una frase banale, adattare il messaggio a quello che l’altra persona ha scritto nel proprio profilo.
BASTA FRASI PRECONFEZIONATE
Cambia insieme alla tecnologia anche il modo di intendere il corteggiamento. Circa due intervistati su tre dicono di preferire oggi un approccio diretto e spontaneo, fatto di chiarezza, linguaggio semplice, ironia e rispetto dei tempi altrui, alle classiche battute da rimorchio. Non stupisce quindi che oltre il 70% degli iscritti a Wyylde consideri le tradizionali frasi di apertura ormai fuori tempo: la sincerità, più che un rischio per il fascino, viene percepita come un vantaggio.
DOVE FINISCE IL SUPPORTO DELL’AI
Il confine tra aiuto e sostituzione resta comunque netto: una volta rotto il ghiaccio, a parlare tornano le persone. Tra gli strumenti più usati per scrivere il primo messaggio figurano, oltre a ChatGPT, anche Gemini e Claude, insieme alle funzioni di scrittura assistita di tastiere e app di messaggistica. “Non si tratta di delegare la conversazione, ma di sentirsi più sicuri nell’approccio iniziale”, ha dichiarato il management di Wyylde, precisando che l’AI funziona solo finché dall’altra parte si percepiscono sincerità e spontaneità reali.
UNA TENDENZA CHE SUPERA WYYLDE
Il fenomeno non riguarda solo la piattaforma francese. A dicembre 2025 anche Hinge, tra le app di incontri più diffuse a livello internazionale, ha lanciato Convo Starters, funzione che suggerisce spunti di conversazione partendo da foto e risposte presenti nel profilo della persona con cui si vuole entrare in contatto. Una quota rilevante degli utenti attivi dell’app apparterrebbe alla Gen Z, e secondo Jackie Jantos, amministratrice delegata di Hinge, è proprio questa fascia a faticare di più a esporsi in prima persona, complice una socialità sempre più filtrata dagli schermi. La manager ha precisato che lo strumento non scrive messaggi al posto dell’utente, ma aiuta a “esprimere in modo più efficace chi si è davvero”.
Una fotografia simile emerge da una ricerca Ipsos condotta nel dicembre 2025 per Gleeden su un campione di 1.500 persone tra i 18 e i 60 anni: tra Gen Z e Millennial il ricorso quotidiano all’intelligenza artificiale nel dating tocca il 75%, contro il 38% registrato tra gli over 40.
Il primo messaggio, dunque, passa sempre più spesso da un algoritmo. La conversazione che segue, però, resta un affare tra persone: è lì, secondo chi osserva il fenomeno, che si gioca ancora la possibilità di costruire qualcosa di autentico.
