ROMA – Dieci tiri da sotto canestro, poi un calcolo al volo: quanti sono andati a segno su dieci? Con esercizi come questo, un gruppo di studenti norvegesi tra gli 11 e i 13 anni ha imparato le frazioni durante l’ora di educazione fisica, ottenendo alla fine risultati migliori nei test di matematica rispetto ai compagni che hanno seguito lezioni tradizionali. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Educational Psychology Review. I ricercatori dell’Università di Copenaghen hanno seguito per due anni scolastici studenti di scuole norvegesi nei pressi di Oslo.
TRE GRUPPI E OTTO SETTIMANE DI LEZIONE
Il progetto si chiama Basketball Mathematics e ha coinvolto complessivamente 309 alunni di sesta e settima classe, l’equivalente delle nostre prime due medie. Le classi sono state divise in tre gruppi: 184 studenti hanno seguito il programma sperimentale, che sostituiva l’ora di educazione fisica con lezioni di basket costruite attorno alle frazioni, mentre altri 43 hanno giocato a basket senza componente matematica e i restanti 82 hanno proseguito con l’educazione fisica ordinaria. Il programma è durato otto settimane, con un incontro da 60 minuti a settimana in cui i ragazzi calcolavano percentuali e frazioni a partire dai propri tiri, passaggi e dribbling.
MEGLIO NELLE FRAZIONI, MEGLIO ANCHE NEL RESTO
I ragazzi del gruppo basket-matematica hanno migliorato il proprio punteggio nei test sulle frazioni del 15%, un progresso che secondo i ricercatori non si è registrato nei gruppi di controllo. Il vantaggio non si è fermato lì: lo stesso gruppo ha ottenuto un miglioramento del 5,4% anche negli esercizi di matematica che non riguardavano le frazioni, come somme, sottrazioni e moltiplicazioni. Jacob Wienecke, professore dell’Università di Copenaghen e coordinatore della ricerca, ha spiegato all’ateneo che si tratta di progressi consistenti ottenuti in poco tempo, un segnale che le competenze matematiche degli studenti possono crescere senza dover aggiungere ore di lezione.
PIÙ COINVOLGIMENTO, NON PIÙ VOGLIA DI STUDIARE MATEMATICA
Lo studio ha anche misurato la motivazione degli studenti, con un risultato più sfumato di quanto potrebbe sembrare a prima vista. La voglia generale di studiare matematica è rimasta stabile in tutti i gruppi. Tuttavia, durante le lezioni che univano basket e calcoli gli studenti si sono sentiti più coinvolti, più autonomi e più capaci. I ricercatori hanno inoltre osservato che le abilità cestistiche sono migliorate in misura simile sia nel gruppo basket-matematica sia in quello che giocava a basket senza calcoli, un segnale che l’aggiunta della matematica non ha rallentato l’apprendimento tecnico.
I LIMITI RICONOSCIUTI DAGLI STESSI AUTORI
Gli autori dello studio hanno invitato alla cautela nell’interpretare i dati. Gli studenti del gruppo sperimentale hanno ricevuto, di fatto, qualche ora in più di matematica rispetto ai compagni dei gruppi di controllo, una differenza che potrebbe aver contribuito ai risultati. Inoltre l’intervento è durato solo otto settimane, troppo poco per stabilire se i progressi si mantengano nel tempo. Il gruppo di ricerca aveva già testato un approccio simile nel 2021 su un campione più ampio di studenti più piccoli, tra i 7 e i 12 anni, concentrandosi però sulla sola motivazione e non sui risultati scolastici.
Wienecke non ha dubbi su come vorrebbe vedere applicata la scoperta nelle scuole. “Se dipendesse da me, una lezione di matematica su cinque sarebbe attiva”, ha dichiarato, precisando che il movimento deve avere un senso rispetto a ciò che gli studenti devono imparare, così da non ridursi a un esercizio fine a se stesso.
Per ora non basta una partita a basket per migliorare in matematica, ma integrare movimento e apprendimento potrebbe diventare una delle strade più interessanti per la scuola del futuro.
