Trump contro LeBron James: “Forse è razzista”. Poi incorona Michael Jordan

Dallo Studio Ovale l’attacco del presidente dopo la domanda sul miglior giocatore di sempre: scelta netta per MJ e nuove tensioni con la stella Nba appena approdata ai 76ers

ROMA – Una domanda su chi sia il più grande cestista di sempre riaccende lo scontro tra Donald Trump e LeBron James. Il presidente degli Stati Uniti, durante un evento alla Casa Bianca, sceglie senza esitazioni Michael Jordan e poi definisce LeBron James “forse razzista, o forse una persona a cui semplicemente non piaccio”. Le parole arrivano poche ore dopo l’annuncio del passaggio di James ai Philadelphia 76ers, dove giocherà la sua ventiquattresima stagione Nba.

LA FRECCIATA A LEBRON

Venerdì scorso, nello Studio Ovale, un giornalista chiede a Trump di schierarsi nell’eterno confronto tra James e Jordan. La domanda arriva poche ore dopo la notizia dell’approdo del quarantunenne fuoriclasse ai 76ers: un contratto biennale da 8 milioni di dollari, con opzione per il secondo anno, dopo otto stagioni ai Lakers.

Trump non ha dubbi: “Michael Jordan è un mio amico, giochiamo a golf insieme, è una persona davvero perbene”, dice il presidente, riferendosi alla leggenda dei Chicago Bulls. Poi il cambio di tono: “Penso che LeBron sia forse razzista, o forse semplicemente non gli piaccio. Non lo so. A me piacciono le persone a cui piaccio”.

Una risposta che riaccende una rivalità che va ben oltre il campo da gioco.

UNA TENSIONE CHE DURA DA TEMPO

Non è la prima volta che i due si punzecchiano a distanza. Nel 2017 James definì Trump un “fallito” su Twitter, dopo che il presidente aveva ritirato l’invito alla Casa Bianca ai Golden State Warriors, campioni Nba, a seguito della scelta di Stephen Curry di non partecipare. L’anno successivo Trump attaccò James per un’intervista rilasciata al giornalista Don Lemon sulla Cnn, definendo il conduttore “il più stupido della televisione”.

A dividere davvero i due sono le posizioni politiche opposte: James ha sostenuto i candidati democratici alle elezioni presidenziali del 2016, del 2020 e del 2024, criticando più volte Trump su temi come la giustizia razziale. Il loro botta e risposta è ormai uno degli intrecci più noti tra sport e politica negli Stati Uniti.

IL DIBATTITO SI RIACCENDE

La domanda sul “Greatest of All Time” avrebbe dovuto restare sul piano sportivo, ma la risposta di Trump sposta subito l’attenzione sul terreno personale e politico. Sui social le reazioni si dividono tra chi liquida le parole del presidente come una provocazione e chi le considera un attacco fuori luogo.

Per ora James non ha commentato. L’attenzione resta concentrata sul nuovo capitolo della sua carriera a Philadelphia: si vedrà nelle prossime ore se arriverà una replica, o se a parlare sarà ancora una volta il campo.