ROMA – Ogni volta che usi il telefono, stai sfruttando una rete di antenne terrestri: torri, ripetitori, stazioni base , che coprono città, autostrade e centri abitati. Ma appena esci da queste zone, il segnale sparisce. Montagne, aree rurali, oceani, deserti: miliardi di persone nel mondo vivono o lavorano in luoghi dove le SIM non arrivano. Amazon ha deciso che è un problema da risolvere e la soluzione è nello spazio.
IL LIMITE DELLE SIM TRADIZIONALI
Una SIM funziona solo se il telefono riesce a “vedere” un’antenna terrestre entro un raggio limitato. Le reti mobili tradizionali coprono una percentuale minima della superficie terrestre: mari, montagne, foreste, zone rurali remote e paesi in via di sviluppo restano largamente esclusi dalla connettività mobile. In pratica, chi vive o lavora fuori dalla copertura delle antenne: pescatori, escursionisti, lavoratori in aree remote, popolazioni rurali è semplicemente tagliato fuori. Una rete satellitare diretta ai dispositivi risolve questo problema alla radice: il segnale arriva dallo spazio, copre tutta la superficie terrestre e non dipende da nessuna infrastruttura a terra.
COS’È AMAZON LEO DIRECT-TO-DEVICE
Amazon ha depositato lo scorso sabato 24 luglio alla Federal Communications Commission la domanda per lanciare e gestire fino a 5.105 satelliti in orbita terrestre bassa, destinati a collegare direttamente telefoni e altri dispositivi mobili senza alcuna antenna intermedia.
Il sistema coprirà voce, messaggistica, dati e servizi d’emergenza nelle aree fuori dalla portata delle stazioni radio base. Non serve cambiare telefono, non serve un dispositivo speciale: il segnale arriva direttamente sulla SIM già esistente, ma da orbita bassa invece che da un ripetitore a terra.
IL PEZZO MANCANTE: GLOBALSTAR
Il progetto non può funzionare da solo. Amazon Leo D2D si basa sull’acquisizione di Globalstar, annunciata lo scorso aprile per circa 11,6 miliardi di dollari: la futura rete unirà la costellazione Kuiper con i satelliti e lo spettro radio di Globalstar, creando un’infrastruttura dedicata alla connettività diretta verso i dispositivi mobili.
Senza quello spettro radio, le frequenze su cui trasmettere ai telefoni , Amazon non potrebbe legalmente mandare segnale agli smartphone. L’acquisizione è prevista per il 2027, il lancio operativo del D2D per il 2028.
LA SFIDA A SPACEX
Amazon non è la prima: SpaceX offre già il servizio diretto ai dispositivi mobili con Starlink Mobile, in partnership con T-Mobile negli Stati Uniti. La costellazione Starlink conta più di 10.000 satelliti in orbita.
Con oltre 8.300 satelliti combinati tra Kuiper e Globalstar se completamente dispiegata, Amazon diventerebbe il secondo operatore satellitare più grande al mondo. La differenza rispetto a SpaceX è una sola: Starlink è già operativa, Amazon no.
PERCHÉ ARRIVA ADESSO
Amazon ha già più di 390 satelliti in orbita, abbastanza per avviare un servizio iniziale entro la fine del 2026 e accordi commerciali già firmati con Vodafone, DirecTV, Herotel e la National Broadband Network australiana. L’obiettivo dichiarato è offrire connettività “ai milioni di persone che vivono, viaggiano e lavorano in luoghi al di là della portata delle reti esistenti”.
Un satellite sopra la testa invece di un’antenna dietro l’angolo. Il futuro della connettività non è sul suolo è in orbita.
