ROMA – Quasi 8mila casi di infezioni sessualmente trasmesse in un anno, il 12% in più rispetto al 2023, che a sua volta era stato già il peggior anno mai registrato. La clamidia è cresciuta del 41,5%, mentre la gonorrea ha toccato il record storico con 1.555 segnalazioni, cinque volte quelle contate nel 2010. I numeri arrivano dal report pubblicato nel 2026 dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e fotografano una tendenza che dura da anni e che, al momento, non sembra rallentare.
CLAMIDIA E GONORREA TRAINANO LA CRESCITA
Il rapporto, elaborato dai due sistemi di sorveglianza sentinella coordinati dal Centro Operativo Aids dell’Iss, ha individuato nella clamidia l’aumento più marcato del 2024: +41,5% rispetto all’anno precedente. Tra i maschi che fanno sesso con maschi (Msm) l’incremento è arrivato al 61,2%. A pagare il conto più alto sono stati i più giovani: tra i 15 e i 24 anni la prevalenza dell’infezione ha raggiunto l’8,3%, contro il 2,7% registrato nelle fasce d’età successive.
Sul fronte della gonorrea la curva si è fatta ancora più ripida: le segnalazioni sono quintuplicate dal 2010 a oggi, con un balzo dell’84% negli ultimi tre anni soltanto. Un aumento che ha portato il 2024 a chiudersi con il numero più alto di sempre.
Sergio Lo Caputo, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico di Foggia e componente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), riconduce la crescita tra i più giovani anche a una certa confusione di fondo: c’è chi crede che alcuni anticoncezionali proteggano pure dalle infezioni sessualmente trasmesse, mentre il preservativo resta poco usato sia dai ragazzi sia dagli adulti. Secondo lo specialista manca soprattutto un’educazione sanitaria diffusa, anche fuori dalla scuola, in un Paese dove il sesso resta ancora un tabù.
SIFILIDE, MPOX E IL LEGAME CON L’HIV
Anche la sifilide I e II ha seguito la stessa direzione: 695 nuovi casi nel 2024, il 73,3% dei quali tra Msm, per un incremento del 16% rispetto al 2021. Non è un caso isolato: Lo Caputo osserva che diverse donne scoprono di averla contratta solo durante lo screening di gravidanza, un segnale di quanto l’infezione circoli spesso senza dare segni evidenti. Tra giugno 2023 e dicembre 2024, inoltre, il sistema di sorveglianza ha registrato 59 nuovi casi di virus Mpox, il vaiolo delle scimmie, il 91,5% dei quali diagnosticati sempre tra Msm.
Il dato che ha destato più preoccupazione tra gli specialisti riguarda l’Hiv. Delle 4.981 persone con una infezione sessualmente trasmessa sottoposte al test, 599 sono risultate positive: una prevalenza del 12%, circa quaranta volte superiore a quella stimata nella popolazione generale italiana. Una infezione sessualmente trasmessa resta quindi tra i segnali più concreti di esposizione al rischio Hiv, anche se, avverte Lo Caputo, il test per l’Hiv viene richiesto ancora troppo raramente.
PERCHÉ TANTE INFEZIONI RESTANO INVISIBILI
Buona parte del problema, secondo l’esperto della Simit, sta nell’assenza di sintomi. Clamidia, gonorrea e Hpv possono decorrere senza segni evidenti per mesi o anni: la clamidia non trattata può compromettere la fertilità, mentre l’Hpv può restare silente a lungo. È proprio questa invisibilità a favorire la trasmissione inconsapevole e a far arrivare le diagnosi in ritardo. Sul 2026 non esistono ancora dati definitivi, ma Lo Caputo segnala che diversi indicatori suggeriscono che le infezioni sessualmente trasmesse continuino a diffondersi, con una quota consistente di casi che resta senza diagnosi.
DA DOVE ARRIVANO I NUMERI
I dati provengono da due sistemi paralleli attivi in Italia: la Sorveglianza clinica, in funzione dal 1991 nei centri specializzati nella diagnosi delle Ist, e la Sorveglianza di laboratorio, avviata nel 2009, che raccoglie le segnalazioni dei laboratori di microbiologia. Dal marzo 2022 sono considerate a notifica obbligatoria quattro patologie: gonorrea, sifilide, clamidia e linfogranuloma venereo. Restano invece fuori dal conteggio ufficiale infezioni come micoplasma, trichomonas, herpes genitale e condilomi, un limite che lascia intuire un quadro reale ancora più esteso.
GLI ERRORI PIÙ COMUNI, SECONDO GLI ESPERTI
Lo Caputo individua tre abitudini che aiutano il contagio a diffondersi. La prima è pensare che le infezioni sessualmente trasmesse capitino solo agli altri. La seconda è aspettare la comparsa di sintomi precisi prima di sottoporsi a un test, quando molte di queste infezioni non ne danno affatto. La terza è affidarsi a cure fai da te, magari suggerite da amici o trovate online: un’abitudine che porta a trattamenti insufficienti e favorisce la comparsa di germi resistenti agli antibiotici, come nel caso del gonococco, il batterio della gonorrea.
COSA SUGGERISCONO GLI ESPERTI
Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, non usa mezzi termini: “La tendenza degli ultimi anni delle infezioni sessualmente trasmesse è preoccupante, occorre agire su diversi livelli per invertire il trend.” L’Iss indica come priorità la diagnosi precoce, l’ampliamento del test Hiv tra chi ha già una Ist, una spinta ai vaccini contro Hpv ed epatiti, il rafforzamento del contact tracing e la terapia del partner.
Chi cerca informazioni o vuole capire se e dove sottoporsi a un test può ancora chiamare il Telefono Verde Aids e Ist, al numero 800 861061: gratuito, anonimo, attivo dal lunedì al venerdì.
